• Deducibilità degli interessi attivi di mora

    Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 t.u.i.r. per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli Continua
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Giochi e passatempi vietati in pubblico: quali sono?

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Skateboard, rollerblade, poker, scommesse, calcetto, graffiti, murales, lotta, arrampicata e traversata dei palazzi: tutto ciò che è legale e ciò che non lo è.

Giochi e passatempi divertono tutti, grandi e piccini. Oggi, la maggior parte degli svaghi proviene dal computer oppure dalle console, in grado di offrire ore e ore di spensieratezza grazie alla vasta gamma di videogiochi messi a disposizione dell’utente. C’è per fortuna ancora chi preferisce svagarsi all’aria aperta: si pensi alla classica partita di pallone tra amici, oppure al torneo di carte organizzato in piazza o davanti a un bar. Il problema di questi tipi di passatempo è che non sempre sono legali. La questione non riguarda solamente il gioco d’azzardo ma anche molti altri tipi di attività. Con questo articolo vedremo quali sono i giochi e i passatempi vietati in pubblico.

Nel prosieguo, tratteremo non solo i classici giochi che a tutti è capitato di fare in pubblico (partita di calcetto, skateboard, ecc.), ma anche quelli più rari ed estremi, come ad esempio la lotta o l’arrampicata sui grattacieli. Se l’argomento suscita il tuo interesse, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali giochi sono vietati in pubblico e per quali motivi non si possono fare.

Indice

1 Skateboard e pattini in strada: sono vietati?
2 Giocare a carte in pubblico: è legale?
3 Giocare a pallone in strada: è legale?
4 Graffiti e murales: sono legali?
5 Lotta in pubblico: è legale?
6 Arrampicata urbana: è legale?
7 “Passeggiare” tra palazzi: è legale?

Skateboard e pattini in strada: sono vietati?

È legale usare skateboard e rollerblade in luoghi pubblici? La domanda può sembrare banale, considerato che si vedono quotidianamente in strada tanti ragazzini muoversi e divertirsi con le rotelle ai piedi. In realtà, la risposta alla domanda non è così scontata.

Secondo la legge [1], la circolazione mediante tavole, pattini o altri acceleratori di andatura (gli hoverboard, ad esempio) è vietata sulla carreggiata delle strade. Ma non solo. Sugli spazi riservati ai pedoni è vietato usare tavole, pattini od altri acceleratori di andatura che possano creare situazioni di pericolo per gli altri utenti.

In pratica, fare skateboard in strada è illegale:

quando si occupa la carreggiata delle strade, cioè quando si fa skateboard sulle corsie destinate al transito dei veicoli;
quando si occupano gli spazi riservati ai pedoni, come ad esempio il marciapiede.

Il divieto va peraltro esteso a tutti i luoghi che sono riservati al transito di specifici veicoli; è il caso, ad esempio, delle piste ciclabili, sulle quali sicuramente non è consentito utilizzare lo skateboard.

È vietato fare skateboard anche nei parcheggi pubblici: all’interno di questi ultimi, sussistono le stesse situazioni di rischio che giustificano il divieto di transito di skateboard e acceleratori di velocità nelle carreggiate e nei siti destinati ai pedoni.

Al contrario, lo skateboard in strada è legale in tutti gli altri luoghi pubblici, purché non siano riservati ai pedoni. Ciò significa che è possibile praticare lo skateboard in un parco pubblico, purché si faccia attenzione al passaggio delle altre persone.
Giocare a carte in pubblico: è legale?

Quante volte abbiamo visto persone, più o meno giovani, giocare a carte in una pubblica piazza oppure davanti a un bar? Sicuramente, molto spesso, soprattutto nei piccoli centri.

Giocare a carte, di per sé, non è illegale. Il problema sorge allorquando si puntano soldi sulla vincita e il gioco sia basato essenzialmente sulla fortuna anziché sull’abilità.

In Italia, il gioco d’azzardo è illegale, a meno che non sia autorizzato dallo Stato. Di conseguenza, può essere illegale anche giocare a carte nei bar nel caso in cui il gioco in questione sia d’azzardo.

Secondo il Codice penale, chiunque in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero in circoli privati di qualunque specie, propone un gioco d’azzardo o lo agevola, è punito con l’arresto da tre mesi ad un anno e con ammenda non inferiore a 206 euro [2].

La legge punisce anche chi partecipa al gioco d’azzardo, punendolo con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a 516 euro [3].

Sono d’azzardo quei giochi nei quali, ricorrendo il fine di lucro, la vincita o la perdita è esclusivamente o quasi esclusivamente rimessa a fattori di aleatorietà [4].

Un gioco è d’azzardo, dunque, quando è rischioso, imprevedibile, dall’esito incerto: in buona sostanza, quando la fortuna prevale sull’abilità.

Sono pertanto giochi d’azzardo le scommesse, le lotterie, la roulette, le slot machine, i dadi, il poker, ecc. Ogni volta in cui l’esito del gioco è rimesso principalmente alla sorte si può parlare di gioco d’azzardo. La Cassazione ha invece ritenuto che è legale il gioco delle tre carte.

Non saranno mai d’azzardo giochi come gli scacchi oppure la dama: in casi del genere, sarebbe assolutamente lecito giocare e puntare del denaro (salvo problemi di natura fiscale e di dichiarazione della vincita).
Giocare a pallone in strada: è legale?

Si può giocare a pallone in strada? Non esiste un esplicito divieto in tal senso. Tuttavia, la legge detta alcune norme di comportamento che tutti i pedoni devono osservare e che si pongono in contrasto con la possibilità di giocare a pallone. In pratica, queste regole sono le stesse che vietano di girare in pubblico con skateboard e pattini.

È vietato effettuare sulle carreggiate giochi, allenamenti e manifestazioni sportive non autorizzate. Sugli spazi riservati ai pedoni è vietato usare tavole, pattini od altri acceleratori di andatura che possano creare situazioni di pericolo per gli altri utenti.

Insomma: i pedoni non possono occupare la carreggiata, per tale dovendosi intendere la parte della strada destinata allo scorrimento dei veicoli. Ciò significa che non è possibile giocare in strada, nemmeno a pallone, in quanto la carreggiata è destinata esclusivamente alla circolazione delle vetture.

È vietato giocare a pallone nelle piazze, se queste sono aperte al traffico e costituiscono, pertanto, carreggiata a tutti gli effetti.

Per quanto riguarda i parchi e tutte le aree riservate ai pedoni, la legge non vieta espressamente di poter giocare a pallone. Il Comune può però legittimamente imporre il divieto di giocare nei parchi e in tutte le aree pedonali, potendo prevedere sanzioni in caso di trasgressione.

I regolamenti di polizia urbana dei Comuni possono dunque vietare di giocare a pallone nelle aree a traffico limitato e in tutte quelle destinate alla circolazione dei pedoni. Lo stesso potere è conferito al Sindaco, il quale può disporre il divieto con propria ordinanza.
Graffiti e murales: sono legali?

C’è chi si diverte a tirare calci a un pallone e chi, invece, si diletta, magari esprimendo la propria abilità artistica, realizzando graffiti e murales in pubblica via.

Ebbene, chi realizza dipinti o imprime scritte su un immobile altrui rischia di commettere reato. Secondo la legge [5], chiunque deturpa o imbratta cose mobili o immobili altrui è punito, a querela della persona offesa, con la multa fino a 103 euro.

Se il fatto è commesso su beni immobili o su mezzi di trasporto pubblici o privati si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro. Se il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro. In questi casi, si procede d’ufficio, nel senso che chiunque può denunciare il fatto.

Realizzare graffiti e murales può essere dunque un passatempo illegale. Tuttavia, secondo la Corte di Cassazione [6], se la parete era già stata completamente imbrattata e deturpata da ignoti e il graffitaro ha agito con l’intento di abbellire la facciata e di effettuare un intervento riparatore, realizzando un’opera di oggettivo valore artistico, non si può parlare di imbrattamento del muro e, pertanto, il reato non sussiste.

In sintesi, i graffiti non sono reato se il disegno sul muro è artistico e vi siano le altre condizioni (ad esempio, il precedente stato dell’immobile) che consentano di escludere l’imbrattamento.
Lotta in pubblico: è legale?

«Prima regola del Fight club: non parlate mai del Fight club»

Tutti conoscono l’inizio del delirante decalogo del film Fight club. La pellicola serve da spunto per parlare di un’altra “attività” che, purtroppo, alcuni si dilettano a praticare per puro divertimento: la lotta. È legale picchiarsi e fare a botte in pubblico per passatempo?

La domanda può sembrare bizzarra e provocatoria, ma in realtà non è così priva di fondamento come si possa pensare: in Italia, si sono purtroppo registrati diversi episodi di “violenza consensuale” tra persone che si riunivano solamente per picchiarsi. Il fenomeno è ancor più diffuso negli Stati Uniti.

In Italia, se si dovessero organizzare incontri di lotta in pubblico, si rischierebbe di incorrere in reati come disturbo della quiete pubblica, porto illegale d’armi (se ve ne sono) o gioco d’azzardo (se si scommette del denaro), ma non si risponderebbe dei reati di rissa o di lesioni personali in quanto sussisterebbe la scriminante del consenso dell’avente diritto [7].

In pratica, chi picchia un’altra persona con il consenso di quest’ultima non commette reato in quanto “autorizzato” a fare ciò direttamente dalla vittima.

Insomma: la scazzottata reciproca e consensuale, fatta per il gusto malato di emulare personaggi di film o per il brivido del rischio, può comportare il sorgere di responsabilità penale, soprattutto se “l’evento” si svolge in luogo pubblico.
Arrampicata urbana: è legale?

Anche questo fenomeno proviene d’oltreoceano. Si tratta dell’Urban boulder, cioè l’attività di coloro che si arrampicano sugli edifici per scalarli come fossero montagne. Veri e propri uomini ragno che si aggrappano alla facciata degli edifici con lo scopo di arrivare in cima.

È legale la scalata dei palazzi? Il precursore del fenomeno fu probabilmente King Kong, e non finì molto bene. In realtà, non c’è una legge che vieti di arrampicarsi sugli edifici, ma esistono tante norme che, di fatto, rendono illegale l’attività se non autorizzata.

Affinché l’arrampicata di un palazzo sia legale occorre il consenso del proprietario o dei proprietari dell’edificio. Si pensi all’arrampicata sulla facciata di un condominio: è chiaro che non la si può intraprendere di propria iniziativa senza il consenso dell’assemblea.

Lo stesso dicasi per il palazzo di proprietà esclusiva oppure per quello appartenente a un ente pubblico. Insomma: per scalare legalmente gli edifici c’è bisogno delle necessarie autorizzazioni e dei permessi di chi è legittimato a disporre del bene.

Ad esempio, nel caso di edificio pubblico, occorrerà il consenso del Comune, della Provincia o della Regione.

Inoltre, v’è il rischio di commettere un reato: secondo la legge, rischia la reclusione (da sei mesi a tre anni) chi distrugge, deteriora o rende, in tutto o in parte, inservibili edifici pubblici o destinati a uso pubblico o all’esercizio di un culto, ovvero cose di interesse storico o immobili compresi nel perimetro dei centri storici [8].

In pratica, se ci si arrampica su un edificio pubblico oppure su uno di culto (si pensi al campanile della chiesa) e, durante la scalata, si danneggia la facciata, vi sarebbe in teoria il rischio di incorrere in reato, anche se la pubblica accusa dovrebbe dimostrare l’intenzionalità del danno (il reato è punito solamente a titolo di dolo).
“Passeggiare” tra palazzi: è legale?

D’importazione americana è anche lo sport consistente nel passare da un palazzo a un altro passeggiando su un cavo, esattamente come un equilibrista.

Questa funambolica pratica (anch’essa ripresa in un film, “The Walk”, tratto da una storia vera) incontra praticamente gli stessi limiti visti nel paragrafo precedente a proposito della scalata degli edifici: occorrono permessi e autorizzazioni da parte di chi è il formale titolare degli edifici coinvolti nella pericolosa attività.

Nel caso della traversata da un fabbricato all’altro, peraltro, si può prospettare anche il reato di invasione di edifici, punito con la reclusione fino a due anni [9]. E infatti, mentre la scalata di un palazzo non comporta, di per sé, un ingresso illegale nello stesso, per passeggiare su una corda tesa tra le sommità di due edifici diversi si presuppone che la vetta di uno di essi sia raggiunta dall’interno, cosa per cui è necessaria l’autorizzazione del proprietario.

 

Fonte: https://www.laleggepertutti.it/461591_giochi-e-passatempi-vietati-in-pubblico-quali-sono

 

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Attraversamento pedonale: cos’è e quali regole bisogna rispettare? Chi è responsabile nel caso di un pedone investito mentre attraversa fuori dalle strisce?

La circolazione in strada, sia come pedoni che come conducenti, comporta il rispetto di una serie di norme. Ad esempio, tutti sanno che, quando bisogna attraversare la strada, occorre guardarsi attentamente intorno e passare sulle strisce disegnate sull’asfalto. Capita spesso, però, che questa segnaletica orizzontale sia assente. Come comportarsi in queste ipotesi? Si può attraversare senza strisce pedonali? Sin da subito, possiamo trarre una conclusione abbastanza ovvia: se non ci sono le strisce pedonali, è ugualmente possibile attraversare la strada. Se così non fosse, si avrebbe il paradosso per cui i pedoni posti su due strade parallele non potrebbero mai raggiungere l’altro lato.

Detto ciò: cosa succede se le strisce pedonali ci sono ma sono distanti? Cosa accade se un pedone, costretto ad attraversare in assenza totale di strisce, è investito da un automobilista? Di chi è la colpa? Se cerchi le risposte a queste domande, prosegui nella lettura: vedremo insieme se si può attraversare anche in assenza di strisce pedonali e di chi è la responsabilità nell’ipotesi di sinistro.

Indice

1 Pedoni: come devono attraversare la strada?
2 Attraversamenti pedonali: cosa sono e come sono fatti?
3 Si può attraversare se non ci sono strisce pedonali?
4 Responsabilità in caso di sinistro durante l’attraversamento
5 Attraversamento di piazze e slarghi

Pedoni: come devono attraversare la strada?

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Il Comune può vietare di tenere gatti in casa?

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Quando scatta il divieto di detenere gatti negli appartamenti? I diritti dei proprietari degli animali possono entrare in conflitto con le norme pubbliche.

I gatti sono gli animali d’affezione più amati dagli italiani, insieme ai cani. Moltissime persone li tengono negli appartamenti, altri li accudiscono nei cortili e per strada oppure li custodiscono in apposite colonie feline organizzate. Ma la detenzione dei gatti non è completamente libera: la legge impone specifici obblighi ai loro proprietari e se le regole vengono violate l’Autorità può intervenire. Allora, se è così il Comune può vietare di tenere gatti in casa?

In particolari, casi sì. L’Ente può adottare un provvedimento nell’interesse della collettività, per motivi di ordine pubblico o per ragioni di igiene e sanità. Le Autorità coinvolte in questa procedura sono diverse: tra esse spiccano, per i loro poteri, la Polizia locale, il servizio veterinario dell’Azienda sanitaria, ed il sindaco, che può arrivare ad emettere ordinanze di sgombero dei locali privati dai gatti quando risulta che la loro presenza comporta rischi per la collettività.

Perciò, se si verificano tali situazioni, il Comune può vietare di tenere gatti in casa, dopo aver svolto un’apposita, ma rapida, istruttoria nel corso della quale avrà verificato le condizioni igieniche di tenuta degli animali e le loro condizioni di salute. Dunque, le ragioni di interesse pubblico, e quelle dei gatti stessi, prevalgono su quelle dei proprietari.

Indice

1 Quali sono le regole di legge per tenere gatti in casa?
2 Quali sono i poteri del Comune in materia di gatti?
3 Quando il Comune può vietare di tenere gatti in casa?
4 Approfondimenti

Quali sono le regole di legge per tenere gatti in casa?

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Autovelox coperto da una pianta: la multa va pagata?

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Dopo vari pareri discordanti, un Giudice di Pace stabilisce che l’apparecchio deve essere visibile. Al Comune l’onere di provare la potatura dell’albero.

Prendere una multa «a tradimento» per eccesso di velocità capita quasi tutti i giorni: ci sono degli autovelox non sempre visibili oppure rintracciabili all’ultimo momento, dietro una curva, quando ormai è troppo tardi (o troppo pericoloso) pigiare il freno per passare accanto all’apparecchio senza superare il limite. Ogni tanto, però, ci si chiede se questo sia legale. E se lo chiede anche chi si rivolge ai tribunali perché, ad esempio, è incappato in un autovelox coperto da una pianta: la multa va pagata in questo caso?

I tribunali si sono pronunciati più volte in proposito, non sempre con lo stesso orientamento: c’è chi dà ragione all’automobilista e chi ritiene che il cartello che annuncia la presenza di un autovelox sia sufficiente ad avvertire del rischio che si corre a non controllare la velocità. Una delle ultime sentenze, però, pende dalla parte del conducente che, per colpa di un autovelox coperto da una pianta, perde dei punti sulla patente e deve pagare la multa. Vediamo.

Indice

1 Autovelox: basta il cartello?
2 Autovelox coperto: bisogna pagare la multa?
3 Autovelox coperto: quando la Cassazione ha detto che bisogna pagare

Autovelox: basta il cartello?

Di recente, il Giudice di Pace di Pescara [1] ha annullato non una ma ben sette multe (con il conseguente taglio di punti dalla patente) ad altrettanti automobilisti a cui veniva contestato l’eccesso di velocità grazie agli scatti di un autovelox coperto da una pianta. Perché? Secondo il magistrato, proprio perché l’apparecchio non era visibile a causa della folta vegetazione che lo nascondeva alla vista di chi transitava nei paraggi, nonostante la presenza del cartello di «velocità controllata». E perché il Comune non è stato in grado di provare che aveva potato gli alberi prima di contestare le infrazioni.

Ma allora, il cartello che precede di qualche decina di metri l’autovelox non basta per rendere valida la multa? No, secondo il giudice. E anche secondo la Cassazione, che aveva già stabilito come non sia sufficiente la visibilità del cartello collocato per segnalare la presenza «dell’apparecchiatura per il rilevamento della velocità».

Va ricordato che:

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