• Deducibilità degli interessi attivi di mora

    Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 t.u.i.r. per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli Continua
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Uso del telefono aziendale per motivi personali: cosa si rischia?

Uso del telefono aziendale per motivi personali cosa si rischia

 

L’utilizzo del telefono aziendale da parte del dipendente potrebbe rappresentare una giusta causa di licenziamento: bisogna però fare alcune differenze che dipendono dal tipo di attività e dalle impostazioni del telefono.

Ti è stato consegnato dall’azienda un telefono cellulare, affinché tu sia reperibile anche fuori ufficio, tu possa telefonare a clienti e fornitori senza dover sostenere i relativi costi, nonché per inviare e ricevere email. Il telefono ti è stato assegnato come benefit, tu non hai pagato nulla, dunque è indubbiamente di proprietà dell’azienda. Ti chiedi allora se con quel telefono puoi fare anche alcune telefonate personali, se puoi chattare con gli amici o installare qualche app di tuo interesse. Fai bene a porti questa domanda perché probabilmente non sai che utilizzare il telefono aziendale per scopi personali è vietato e può portare, a seconda dell’uso che ne fai, anche al licenziamento. Tieni presente, poi, che l’elenco delle tue telefonate potrebbe risultare nella fattura che l’operatore invia all’azienda e dunque sarebbe difficile nascondere al tuo datore l’utilizzo improprio del bene. Questo a meno che non esista un regolamento aziendale, consegnato unitamente al telefono, che ne regolamenta l’utilizzo e ti autorizza ad un uso promiscuo del bene, oppure nel caso in cui il telefono sia dual sim e ti consenta quindi di inserire anche una sim personale. Uso del telefono aziendale per motivi personali: cosa si rischia? Continua a leggere questo articolo per scoprirlo.

Indice

1 Il telefono aziendale
2 Utilizzo improprio del cellulare aziendale
3 Eccezioni al divieto di utilizzo del telefono per scopi personali

Il telefono aziendale

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Chi è responsabile per l’utilizzo delle cinture di sicurezza del passeggero?

Chi è responsabile per lutilizzo delle cinture di sicurezza del passeggero

 

Cosa succede se si viaggia insieme a chi decide di non rispettare una delle regole comandate dal codice della strada?

Lo so, l’obbligo della cintura di sicurezza è tra i più odiati dagli italiani. Non ci si rende mai conto di quanto siano utili e fondamentali tali strumenti di sicurezza per la salvaguardia della propria salute. È per questo che il legislatore, a tutela dei propri cittadini, ha imposto l’obbligo di utilizzo di tali strumenti, il cui mancato rispetto provoca il sorgere di sanzioni economiche e non. Si sa, laddove non arriva il buon senso, arriva la legge con la minaccia di una multa a persuadere il guidatore e i suoi passeggeri dal dovere di utilizzo della cintura di sicurezza. A tutto questo, si aggiunge l’obbligo previsto per le case madri automobilistiche di dotare le proprie vetture di allarmi acustici finalizzati a costringere, per sfinimento, il guidatore e i passeggeri ad utilizzare le cinture di sicurezza. Ma cosa succede se chi viaggia con noi decide di non rispettare tale obbligo? Dopo aver analizzato la normativa prevista dal codice della strada, vedremo chi è responsabile per l’utilizzo delle cinture di sicurezza del passeggero?Quest’ultimo, o il guidatore del veicolo?

Indice

1 Cosa sono le cinture di sicurezza?
2 Tipi di cinture di sicurezza
3 Chi è obbligato a utilizzarle?
4 Conseguenze del mancato utilizzo delle cinture di sicurezza
5 Chi è responsabile se il passeggero non utilizza le cinture di sicurezza?

Cosa sono le cinture di sicurezza?

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L’incendio in garage rientra nell’Rc auto

Lincendio in garage rientra nellRc auto

 

L'avvocato generale Bot propone alla Corte di dichiarare che 'incendio spontaneo di un veicolo parcheggiato in un garage privato da più di 24 ore rientra nella nozione di «circolazione dei veicoli».

Nell'agosto 2013, un veicolo che non aveva circolato da più di 24 ore, parcheggiato nel garage di una casa unifamiliare, ha preso fuoco ed ha causato dei danni a quest'ultima. L'incendio ha avuto origine dal circuito elettrico del veicolo. La responsabilità civile relativa alla circolazione del veicolo era garantita mediante un'assicurazione sottoscritta presso la Línea directa aseguradora.

La casa era assicurata presso la Segurcaixa, Sociedad anónima de seguros y reaseguros e la società proprietaria è stata indennizzata nella misura di 44.700 euro quale ristoro dei danni materiali causati all'immobile dall'incendio del veicolo.

Nel marzo 2014, la Segurcaixa ha convenuto la Línea directa dinanzi allo Juzgado de Primera Instancia de Vitoria Gazteiz (Tribunale di primo grado di Vitoria Gazteiz, Spagna) al fine di ottenere la condanna di quest'ultima compagnia al rimborso del risarcimento versato, per il fatto che il sinistro aveva avuto origine in un fatto relativo alla circolazione coperto dall'assicurazione Rc auto del veicolo.

Tale giudice ha dichiarato che l'incendio non poteva essere qualificato come «fatto relativo alla circolazione» e ha respinto la domanda della Segurcaixa.

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Pec equivalente a raccomandata con ricevuta di ritorno

Pec equivalente a raccomandata con ricevuta di ritorno

 

La Corte di Appello di Brescia, con la sentenza n. 4 del 3 gennaio 2019, precisa che la Posta Elettronica Certificata è l’unico strumento telematico, a differenza della e-mail ordinaria, a offrire le stesse garanzie di ricezione della raccomandata con ricevuta di ritorno.

Vai alla Sentenza

 

La sentenza di primo grado, impugnata dinanzi la Corte d’Appello di Brescia, aveva dichiarato cessata la materia del contendere tra un condomino ed il relativo condominio, condannando il primo alle spese di lite per soccombenza virtuale.

Detto condomino, pertanto, proponeva appello avverso la predetta sentenza, contestando la soccombenza virtuale, perché, pur riconoscendo cessata la materia del contendere, il Tribunale avrebbe dovuto accogliere le doglianze del condomino.

Costui, in particolare, lamentava la violazione dell’articolo 66 disp. att. Codice Civile, posto che il condominio gli avrebbe comunicato la convocazione tramite posta elettronica ordinaria, in luogo della più corretta trasmissione a mezzo posta elettronica certificata, in grado di assicurare certezza della ricezione del messaggio.

Al contrario, il Tribunale – pur riconoscendo che la PEC è strumento idoneo a garantire la ricezione del messaggio – rigetta l’eccezione del condomino, affermando che egli stesso avrebbe indicato un indirizzo di posta elettronica ordinaria per ricevere le comunicazioni condominiali.
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