• Deducibilità degli interessi attivi di mora

    Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 t.u.i.r. per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli Continua
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L’incendio in garage rientra nell’Rc auto

Lincendio in garage rientra nellRc auto

 

L'avvocato generale Bot propone alla Corte di dichiarare che 'incendio spontaneo di un veicolo parcheggiato in un garage privato da più di 24 ore rientra nella nozione di «circolazione dei veicoli».

Nell'agosto 2013, un veicolo che non aveva circolato da più di 24 ore, parcheggiato nel garage di una casa unifamiliare, ha preso fuoco ed ha causato dei danni a quest'ultima. L'incendio ha avuto origine dal circuito elettrico del veicolo. La responsabilità civile relativa alla circolazione del veicolo era garantita mediante un'assicurazione sottoscritta presso la Línea directa aseguradora.

La casa era assicurata presso la Segurcaixa, Sociedad anónima de seguros y reaseguros e la società proprietaria è stata indennizzata nella misura di 44.700 euro quale ristoro dei danni materiali causati all'immobile dall'incendio del veicolo.

Nel marzo 2014, la Segurcaixa ha convenuto la Línea directa dinanzi allo Juzgado de Primera Instancia de Vitoria Gazteiz (Tribunale di primo grado di Vitoria Gazteiz, Spagna) al fine di ottenere la condanna di quest'ultima compagnia al rimborso del risarcimento versato, per il fatto che il sinistro aveva avuto origine in un fatto relativo alla circolazione coperto dall'assicurazione Rc auto del veicolo.

Tale giudice ha dichiarato che l'incendio non poteva essere qualificato come «fatto relativo alla circolazione» e ha respinto la domanda della Segurcaixa.

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Pec equivalente a raccomandata con ricevuta di ritorno

Pec equivalente a raccomandata con ricevuta di ritorno

 

La Corte di Appello di Brescia, con la sentenza n. 4 del 3 gennaio 2019, precisa che la Posta Elettronica Certificata è l’unico strumento telematico, a differenza della e-mail ordinaria, a offrire le stesse garanzie di ricezione della raccomandata con ricevuta di ritorno.

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La sentenza di primo grado, impugnata dinanzi la Corte d’Appello di Brescia, aveva dichiarato cessata la materia del contendere tra un condomino ed il relativo condominio, condannando il primo alle spese di lite per soccombenza virtuale.

Detto condomino, pertanto, proponeva appello avverso la predetta sentenza, contestando la soccombenza virtuale, perché, pur riconoscendo cessata la materia del contendere, il Tribunale avrebbe dovuto accogliere le doglianze del condomino.

Costui, in particolare, lamentava la violazione dell’articolo 66 disp. att. Codice Civile, posto che il condominio gli avrebbe comunicato la convocazione tramite posta elettronica ordinaria, in luogo della più corretta trasmissione a mezzo posta elettronica certificata, in grado di assicurare certezza della ricezione del messaggio.

Al contrario, il Tribunale – pur riconoscendo che la PEC è strumento idoneo a garantire la ricezione del messaggio – rigetta l’eccezione del condomino, affermando che egli stesso avrebbe indicato un indirizzo di posta elettronica ordinaria per ricevere le comunicazioni condominiali.
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Investire una persona che attraversa all’improvviso

Investire una persona che attraversa allimprovviso 2

 

Pedone messo sotto con la macchina senza accorgersi di niente: conseguenze per lo scatto fulmineo.

Un automobilista investe un passante. Sembra già di sentire le reciproche accuse: «Hai attraversato senza guardare e sul più bello», si sente da un lato. «Eri distratto; andavi veloce», si sente dall’altro (in preda ai dolori). Bisognerebbe aver visto la scena per capire chi dei due ha ragione e chi torto. Eppure i giudici sono ugualmente chiamati a dare una risposta. Non avendo la sfera di cristallo come fanno? Non si tratta di una questione da poco visto che in mezzo c’è un’incriminazione penale per lesioni colpose.

Una recente ordinanza della Cassazione [1] ha spiegato che investire una persona che attraversa all’improvviso può ugualmente costare una condanna. La ragione è abbastanza semplice – anche se difficile da mandar giù per chi guida con il cellulare costantemente in mano – e può essere spiegata con le seguenti parole.

Indice

1 Il pedone e le strisce pedonali
2 Chi investe ha sempre torto?
3 Se il pedone attraversa all’improvviso
4 In sintesi

Il pedone e le strisce pedonali

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Controllore autobus: può fare multe per divieto di sosta?

Controllore autobus può fare multe per divieto di sosta

 

Mezzi pubblici e contravvenzioni: i dipendenti delle aziende che gestiscono il trasporto pubblico locale possono elevare le multe solo nelle aree di sosta o lungo le carreggiate ove transitano gli autobus.

Dopo aver cercato a lungo un parcheggio libero, sei riuscito a trovare un posticino molto stretto tra un’altra auto già sistemata ai margini del marciapiede e le strisce pedonali. Strisce che, tuttavia, hai in parte coperto con le ruote anteriori. Ti sei allontanato per pochi minuti, ma quando hai fatto ritorno alla macchina hai trovato una bella multa sul parabrezza. A firmarla non è stato però né un vigile, né un ausiliare del traffico, ma un dipendente dell’azienda che gestisce gli autobus di linea. Ti chiedi se una contravvenzione stradale del genere sia legittima o meno.

Non meravigliarti: non sei il solo a porti questo dubbio. Più di un avvocato ha interessato il giudice di pace per sapere se il controllore dell’autobus può fare multe per divieto di sosta. Alcuni di questi sono peraltro finiti in Cassazione non avendo ottenuto successo nei gradi precedenti.

È proprio il caso di cui, recentemente, si è occupata la Suprema Corte. I giudici hanno deciso il ricorso di un legale il quale – similmente all’esempio che abbiamo fatto in premessa di questo articolo – aveva impugnato davanti al giudice di pace un accertamento per divieto di sosta (per un posteggio sulle strisce pedonali) elevato da un dipendete della GTT, società concessionaria del trasporto pubblico locale a Torino. La multa era stata annullata in primo grado. In secondo grado però il tribunale ha capovolto le sorti del giudizio e confermato la contravvenzione, ritenendo che i poteri dei dipendenti delle società di trasporto pubblico locale (TPL), in tema di accertamento delle contravvenzioni per divieto di sosta, si estendano su tutto il territorio comunale.

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