• Deducibilità degli interessi attivi di mora

    Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 t.u.i.r. per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli Continua
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Cane nel giardino condominiale: si può portare?

Cane nel giardino condominiale si può portare

 

Cane senza guinzaglio nel cortile del condominio: quali sono gli obblighi del proprietario in materia di escrementi, rumori e sicurezza degli altri condomini?

Il tuo condominio ha una corte sottostante adibita a giardino. Ci sono delle panchine e delle aiuole con fiori e piante. Di solito ci si incontra per chiacchierare. Qualche bambino vi gira in bicicletta o vi gioca a palla. Da un po’ di tempo però è arrivato un nuovo condomino che vi porta il cane a prendere una boccata d’aria almeno due volte al giorno. In quello stesso spazio (già di per sé non molto ampio) l’animale viene lasciato libero di correre senza guinzaglio e fare i propri bisogni negli angoli più disparati. L’episodio si ripete già da diversi mesi e, di fatto, impedisce agli altri condomini – almeno a quelli più timorosi del cane – di sostare nelle adiacenze. In più gli escrementi, non rimossi tempestivamente, provocano un cattivo odore e aria insalubre costringendo i proprietari dei primi piani a tenere le finestre chiuse. Il proprietario del quadrupede è stato avvisato più volte dall’amministratore e dall’assemblea, ma persevera nel suo comportamento. Così avete deciso di ricorrere al tribunale per farlo smettere una volta per tutte. Lui però sostiene che il giardino è di tutti, che il suo cane è innocuo e che, non avendo mai aggredito nessuno, non può restare legato solo per assecondare le fobie di qualche condomino. Per quanto la questione poteva essere risolta con un po’ di buon senso, si crea un vero e proprio caso giudiziario. Quale sarà la posizione del giudice e cosa prevede la legge? Si può portare il cane nel giardino condominiale? È quanto cercheremo di spiegare nel seguente articolo.

Indice

1 Il giardino condominiale: cosa si può fare?
2 Nel cortile del condominio si può far passeggiare il cane?
3 Cosa ne pensano i giudici: si può portare il cane nel giardino del condominio?

Il giardino condominiale: cosa si può fare?

Il cortile è considerato un bene condominiale ossia di proprietà di tutti i condomini che vi vivono, a meno che vi sia un titolo di proprietà che disponga diversamente. Il codice civile [1], difatti, inserisce il giardino tra le parti del palazzo che si presumono del condominio salvo prova contraria.

Come tutti i beni condominiali, il cortile può essere usato liberamente da ogni condomino secondo le proprie esigenze e intenzioni, ma nel rispetto di due condizioni:

l’uso non deve essere contrario allo scopo cui è destinata l’area (scopo che può risultare o dalla sua stessa natura o dal regolamento condominiale). Ad esempio un’area a parcheggio non può essere impiegata dai bambini come campo di calcio e, viceversa, un giardino destinato al verde non può essere impiegato come parcheggio;
l’uso da parte di uno dei condomini non deve impedire agli altri comproprietari di sfruttare la stessa area. Così, ad esempio, un condomino non può parcheggiare tre auto sul parcheggio del condominio appena sufficiente ad ospitare una macchina per famiglia.

Nel cortile del condominio si può far passeggiare il cane?

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Carabinieri o polizia in borghese possono fare multe?

Carabinieri o polizia in borghese possono fare multe

 

Se l’agente della polizia municipale è fuori servizio e indossa abiti civili, il verbale con la contravvenzione per violazione del codice della strada può essere contestato entro 30 giorni davanti al giudice di pace.

Hai lasciato l’auto in divieto di sosta per pochi minuti: neanche il tempo di cambiare i soldi per pagare il parchimetro. Prima di allontanarti hai verificato che non vi fossero, nelle vicinanze, i vigili urbani. Quando sei tornato – non più di dieci minuti in atto – hai trovato una bella multa sul parabrezza. A fartela è stato un agente della polizia municipale in borghese che si trovava a due passi da lì ma che, proprio per via degli abiti civili, non hai potuto riconoscere.

Mentre guidavi con il cellulare in mano, ti si è affiancata un’auto privata. Il conducente ti ha mostrato un distintivo di carabinieri e ti ha intimato di accostare. Quando vi siete appartati sul margine della strada, l’uomo ha tirato fuori un libretto delle contravvenzioni e, dopo averlo compilato, ti ha consegnato il verbale: «Sono un agente dei carabinieri in borghese, ma questo non mi impedisce di multarti» ti ha detto con tono sarcastico e cattedratico.

Il postino ti ha appena consegnato una raccomandata: è una multa per essere passato col rosso. Accanto a te però – ne sei sicuro – non c’era alcuna pattuglia. Al comando della municipale ti spiegano che lì vicino c’è la casa del capo della polizia che, di tanto in tanto, pizzica chi non rispetta il codice della strada anche quando non è in servizio.

Tutti questi esempi, tratti dalla vita quotidiana di numerosi automobilisti, portano a interrogarsi su un quesito di natura legale: carabinieri o polizia in borghese possono fare multe?

La risposta è stata fornita, per l’ennesima volta – perché già in passato si sono registrate pronunce dello stesso tenore – da una recente ordinanza della cassazione [1]. Ecco a riguardo cosa hanno detto i giudici supremi.

Indice

1 Polizia municipale, polizia di Stato e Carabinieri: differenze
2 Carabinieri e polizia di Stato: possono fare multe in borghese?
3 Polizia in borghese: può fare multe?
4 Multe in borghese: altri precedenti

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Segnalare la polizia via Whatsapp (e non solo), ecco cosa si rischia

Segnalare la polizia via Whatsapp e non solo ecco cosa si rischia

 

C’era una volta il lampeggio di avvertimento. Cioè il guidatore che ti avvisava con ripetuti colpi di fari abbaglianti che a breve avresti trovato una pattuglia appostata a bordo strada per controlli. Troppo rischioso, quando le forze dell’ordine decidono di dare una stretta. Oggi si può fare in modo molto più discreto (ma anche infinitamente più pericoloso) prendendo in mano il telefonino e avvisando i propri contatti su Whatsapp. Ma si rischia anche così: ieri la Polizia di Agrigento ha denunciato 62 persone per interruzione di pubblico servizio.

Senza contare che da circa un decennio la tecnologia ha di fatto istituzionalizzato gli avvertimenti, con navigatori interattivi che collegano i loro possessori a una community di conducenti che segnala a tutti gli altri membri tutte le difficoltà che incontra sul suo percorso. Quindi anche gli appostamenti di pattuglie. Fondamentalmente, una versione moderna delle comunicazioni radio da sempre diffuse fra gli autotrasportatori e fra i radioamatori.

Gli avvisi via Whatsapp

Telefonini, smartphone e social network hanno permesso un salto di qualità. Tanto che, nel caso di Agrigento, i denunciati si erano organizzati, costituendo un gruppo su Whatsapp.

Normalmente i gruppi sui social agevolano il lavoro delle forze dell’ordine, per esempio quando i cittadini che abitano in una zona si scambiano segnalazioni su movimenti sospetti, furti eccetera. E gli stessi appartenenti alle forze dell’ordine hanno loro gruppi informali a livello territoriale, perché hanno capito che così certe informazioni possono circolare più rapidamente tra i diversi corpi di polizia, con benefici per tutti.

Però il discorso può valere anche in senso contrario: gli investigatori della Polizia di Agrigento hanno descritto all’Ansa il gruppo dei 62 denunciati come «un sistema efficace che finiva per vanificare il buon esito del controllo del territorio intrapreso. Da qui la contestazione dell'ipotesi di interruzione
di pubblico servizio».

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Lavori in casa: 58 opere per cui non serve l’autorizzazione

Lavori in casa 58 opere per cui non serve lautorizzazione

 

Glossario unico per l’edilizia libera con vista sul passato. L’elenco delle 58 opere in casa per le quali non è necessaria alcuna autorizzazione è entrato in vigore il 23 aprile 2018. Ma i suoi effetti sono proiettati all’indietro e riguardano tutti gli interventi che ricadono sotto l’ombrello del Dpr 380/2001, il Testo unico dell’edilizia entrato in vigore il 1° gennaio 2002 e poi, negli anni, modificato decine di volte.

È questo il principio più importante cristallizzato dalla giurisprudenza amministrativa in questi primi mesi di azione delle regole nate per chiarire il perimetro di utilizzo di quelli che, tecnicamente, si chiamano «titoli abilitativi»: le autorizzazioni necessarie per effettuare interventi in edilizia.

LA MAPPA INTERATTIVA DEGLI INTERVENTI SENZA AUTORIZZAZIONE

Per porre un rimedio alle ambiguità del Testo unico edilizia e al fatto che, in molti casi, i comuni azzardavano interpretazioni contrastanti, chiedendo permessi diversi per lo stesso intervento, il precedente governo ha avviato un’opera di chiarimento, per dire esattamente cosa è possibile fare nei diversi casi. Il primo capitolo di questo lavoro è il glossario unico per l’edilizia libera (decreto del ministero delle Infrastrutture del 2 marzo 2018), in vigore dal 23 aprile.

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