• Deducibilità degli interessi attivi di mora

    Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 t.u.i.r. per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli Continua
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Segnalare la polizia via Whatsapp (e non solo), ecco cosa si rischia

Segnalare la polizia via Whatsapp e non solo ecco cosa si rischia

 

C’era una volta il lampeggio di avvertimento. Cioè il guidatore che ti avvisava con ripetuti colpi di fari abbaglianti che a breve avresti trovato una pattuglia appostata a bordo strada per controlli. Troppo rischioso, quando le forze dell’ordine decidono di dare una stretta. Oggi si può fare in modo molto più discreto (ma anche infinitamente più pericoloso) prendendo in mano il telefonino e avvisando i propri contatti su Whatsapp. Ma si rischia anche così: ieri la Polizia di Agrigento ha denunciato 62 persone per interruzione di pubblico servizio.

Senza contare che da circa un decennio la tecnologia ha di fatto istituzionalizzato gli avvertimenti, con navigatori interattivi che collegano i loro possessori a una community di conducenti che segnala a tutti gli altri membri tutte le difficoltà che incontra sul suo percorso. Quindi anche gli appostamenti di pattuglie. Fondamentalmente, una versione moderna delle comunicazioni radio da sempre diffuse fra gli autotrasportatori e fra i radioamatori.

Gli avvisi via Whatsapp

Telefonini, smartphone e social network hanno permesso un salto di qualità. Tanto che, nel caso di Agrigento, i denunciati si erano organizzati, costituendo un gruppo su Whatsapp.

Normalmente i gruppi sui social agevolano il lavoro delle forze dell’ordine, per esempio quando i cittadini che abitano in una zona si scambiano segnalazioni su movimenti sospetti, furti eccetera. E gli stessi appartenenti alle forze dell’ordine hanno loro gruppi informali a livello territoriale, perché hanno capito che così certe informazioni possono circolare più rapidamente tra i diversi corpi di polizia, con benefici per tutti.

Però il discorso può valere anche in senso contrario: gli investigatori della Polizia di Agrigento hanno descritto all’Ansa il gruppo dei 62 denunciati come «un sistema efficace che finiva per vanificare il buon esito del controllo del territorio intrapreso. Da qui la contestazione dell'ipotesi di interruzione
di pubblico servizio».

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Lavori in casa: 58 opere per cui non serve l’autorizzazione

Lavori in casa 58 opere per cui non serve lautorizzazione

 

Glossario unico per l’edilizia libera con vista sul passato. L’elenco delle 58 opere in casa per le quali non è necessaria alcuna autorizzazione è entrato in vigore il 23 aprile 2018. Ma i suoi effetti sono proiettati all’indietro e riguardano tutti gli interventi che ricadono sotto l’ombrello del Dpr 380/2001, il Testo unico dell’edilizia entrato in vigore il 1° gennaio 2002 e poi, negli anni, modificato decine di volte.

È questo il principio più importante cristallizzato dalla giurisprudenza amministrativa in questi primi mesi di azione delle regole nate per chiarire il perimetro di utilizzo di quelli che, tecnicamente, si chiamano «titoli abilitativi»: le autorizzazioni necessarie per effettuare interventi in edilizia.

LA MAPPA INTERATTIVA DEGLI INTERVENTI SENZA AUTORIZZAZIONE

Per porre un rimedio alle ambiguità del Testo unico edilizia e al fatto che, in molti casi, i comuni azzardavano interpretazioni contrastanti, chiedendo permessi diversi per lo stesso intervento, il precedente governo ha avviato un’opera di chiarimento, per dire esattamente cosa è possibile fare nei diversi casi. Il primo capitolo di questo lavoro è il glossario unico per l’edilizia libera (decreto del ministero delle Infrastrutture del 2 marzo 2018), in vigore dal 23 aprile.

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Se l’acqua non è potabile si paga una tariffa ridotta

Se lacqua non è potabile si paga una tariffa ridotta

 

Se l'acqua del rubinetto è sporca e magari ha colore e odore di ruggine non si paga a prezzo pieno, ma la tariffa va ricalcolata come quando si eroga acqua grezza. È quanto stabilito dal giudice di pace di Cagliari con la sentenza 1453/2018 relativa alla controversia tra un residente del Medio Campidano e il gestore idrico unico Abbanoa.

La vicenda inizia quando dai rubinetti di una casa sgorga acqua sporca e dall'odore di ruggine. L'utente preleva alcuni campioni di acqua e chiede un'analisi in un laboratorio. I risultati certificano la condizione di acqua non potabile. Non solo, l'acqua non può essere utilizzata né per uso domestico né per lavarsi. Da qui la segnalazione al gestore per risolvere il problema. E un passaggio anche con l'associazione per la tutela dei consumatori Federconsumatori.

Nel frattempo però l'utente riceve una bolletta da mille euro con canoni arretrati (compresi alcuni che sono però prescritti). Subito dopo presenta opposizione alla richiesta di pagamento e, facendo presente di essere disposto a pagare, chiede che vengano ricalcolati gli importi a causa della non potabilità dell'acqua.

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Water rumoroso? Nessun risarcimento se la colpa è del costruttore

Water rumoroso Nessun risarcimento se la colpa è del costruttore

 

Ci sono mille motivi per non riuscire a dormire la notte: gli schiamazzi del bar sotto casa, i tacchi a spillo sul parquet della signora del piano di sopra, le prove di piano del compositore creativo che ha l’ispirazione solo alle tre del mattino e... il water del vicino. Ma per il rumore dallo scarico, se risalente alla costruzione del condominio, non spetta nessun risarcimento. Così ha deciso il Tribunale di Napoli con la sentenza dell’8 giugno 2018, n. 5681.

CONDOMINIO 31 maggio 2016

Sul rumore nel condominio fa fede il regolamento anche se restrittivo

La curiosa vicenda giudiziaria prende le mosse dall’atto di citazione a giudizio proposto da un condomino nei confronti del proprietaria della villetta adiacente, dinnanzi al Tribunale di Napoli, al fine di vedersi riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni per immissioni rumorose provenienti, tra l’altro, dallo scarico del water della vicina, confinante con la camera da letto dell’attore.
Secondo il condomino la sua vicina aveva realizzato un altro bagno a ridosso del muro di sua proprietà, e da lì provenivano «rumori di diversa natura», a causa dell’utilizzo degli impianti idrici di carico e scarico. L’uomo aveva in precedenza avviato un procedimento per accertamento tecnico preventivo, all’esito del quale, aveva introdotto il successivo giudizio ordinario nel quale aveva chiesto che venissero acquisite le risultanze dell’accertamento.

Si era costituita in giudizio la condomina convenuta esponendo come non si fosse al cospetto di nuova costruzione del bagno, bensì della ristrutturazione di quello precedente con un nuovo posizionamento dei due bagni già esistenti dagli anni ’70, epoca di costruzione dell’immobile in condominio.

Nel corso del giudizio era stata disposta una consulenza tecnica d’ufficio, risultata solo parzialmente conforme rispetto a quella espletata nel precedente accertamento preventivo.

 

Il Consulente tecnico d’ufficio (Ctu) nominato nel giudizio di merito, sebbene concordasse con il precedente nell’affermare che gli scarichi fossero rimasti nella originaria posizione imposta dal costruttore dell’intero edificio e, quindi, a confine con il muro di proprietà dell’attore, aveva ritenuto che «… il rumore originato dai servizi igienici … supera il limite di tollerabilità stabilito in + 3 db rispetto al rumore di fondo sia continuo che istantaneo … esclusivamente durante le fasi di carico e scarico della cassetta di scarico del wc del bagno al piano rialzato …durante l’utilizzo dei bagni del primo piano …».

Esaurita l’istruttoria il Tribunale di Napoli aveva respinto la domanda con compensazione delle spese di giudizio. La Corte partenopea rileva infatti come dall’elaborato peritale è emerso che la posizione degli scarichi dei bagni è rimasta immutata rispetto a quella originariamente fissata dal costruttore dello stabile, pur risultando detti scarichi rumorosi.

cassazione

Rumori, niente danni al vicino «ipervigilante»

Ciò posto, ricorda il principio per cui «non avendo il limite di tollerabilità delle immissioni rumorose carattere assoluto, ma essendo relativo alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona alle abitudini degli abitanti, spetta al giudice del merito sia accertare in concreto il superamento della normale tollerabilità che l’individuazione degli accorgimenti idonei a ricondurre le immissioni nell’ambito della normale tollerabilità (ex multis Cass. n. 3438/10)».

In altri termini, «il fastidio e la sua insopportabilità devono essere valutati caso per caso», atteso che «un rumore percepito non significa anche che sia intollerabile», anche perché l’intollerabilità dei rumori deve essere valutata anche in relazione alla sensibilità dell’uomo medio ed alla durata, continua ovvero occasionale, dell’immissione rumorosa.

Ciò sta a significare, chiosa La Corte territoriale, che «non sussiste un diritto al silenzio assoluto quanto piuttosto a non subire rumori eccessivi che superino la normale tollerabilità tenuto conto delle situazioni soggettive». Ricorda, inoltre, come «una cosa è il rispetto della disciplina amministrativa in tema di soglie dei rumori (Dpcm 1/3/91), altra è la previsione codicistica secondo cui i rumori - specie quelli in un condominio - non devono risultare intollerabili (articolo 844 Cc)».

Il che si traduce nella circostanza per cui il rispetto del Dpcm 1 marzo 1991 non necessariamente implica la liceità dei rumori anche dal punto di vista del Codice civile, dovendo altresì considerare tutte le circostanze oggettive relative allo stato dei luoghi e di tempo, rumore di fondo, ubicazione degli appartamenti, natura ripetizione e orario di produzione del rumore.

Ciò posto, considerato che, così come emerso dalla Ctu, «la causa dei rumori vada ricercata nelle modalità costruttive originarie dei villini, carenti di isolamento acustico (vizio strutturale accettato dalle parti fin dall’atto di acquisto», in una con la circostanza per cui i locali della convenuta risulterebbero disabitati sin da dopo l’anno 2016 e che, conseguentemente, i rumori sono stati necessariamente prodotti in modo discontinuo e in prima serata, la richiesta di risarcimento è stata respinta.

https://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2018-10-03/water-rumoroso-nessun-risarcimento-se-colpa-e-costruttore-150128.shtml?uuid=AEyLlZGG

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