• Deducibilità degli interessi attivi di mora

    Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 t.u.i.r. per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli Continua
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Se l’acqua non è potabile si paga una tariffa ridotta

Se lacqua non è potabile si paga una tariffa ridotta

 

Se l'acqua del rubinetto è sporca e magari ha colore e odore di ruggine non si paga a prezzo pieno, ma la tariffa va ricalcolata come quando si eroga acqua grezza. È quanto stabilito dal giudice di pace di Cagliari con la sentenza 1453/2018 relativa alla controversia tra un residente del Medio Campidano e il gestore idrico unico Abbanoa.

La vicenda inizia quando dai rubinetti di una casa sgorga acqua sporca e dall'odore di ruggine. L'utente preleva alcuni campioni di acqua e chiede un'analisi in un laboratorio. I risultati certificano la condizione di acqua non potabile. Non solo, l'acqua non può essere utilizzata né per uso domestico né per lavarsi. Da qui la segnalazione al gestore per risolvere il problema. E un passaggio anche con l'associazione per la tutela dei consumatori Federconsumatori.

Nel frattempo però l'utente riceve una bolletta da mille euro con canoni arretrati (compresi alcuni che sono però prescritti). Subito dopo presenta opposizione alla richiesta di pagamento e, facendo presente di essere disposto a pagare, chiede che vengano ricalcolati gli importi a causa della non potabilità dell'acqua.

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Water rumoroso? Nessun risarcimento se la colpa è del costruttore

Water rumoroso Nessun risarcimento se la colpa è del costruttore

 

Ci sono mille motivi per non riuscire a dormire la notte: gli schiamazzi del bar sotto casa, i tacchi a spillo sul parquet della signora del piano di sopra, le prove di piano del compositore creativo che ha l’ispirazione solo alle tre del mattino e... il water del vicino. Ma per il rumore dallo scarico, se risalente alla costruzione del condominio, non spetta nessun risarcimento. Così ha deciso il Tribunale di Napoli con la sentenza dell’8 giugno 2018, n. 5681.

CONDOMINIO 31 maggio 2016

Sul rumore nel condominio fa fede il regolamento anche se restrittivo

La curiosa vicenda giudiziaria prende le mosse dall’atto di citazione a giudizio proposto da un condomino nei confronti del proprietaria della villetta adiacente, dinnanzi al Tribunale di Napoli, al fine di vedersi riconosciuto il diritto al risarcimento dei danni per immissioni rumorose provenienti, tra l’altro, dallo scarico del water della vicina, confinante con la camera da letto dell’attore.
Secondo il condomino la sua vicina aveva realizzato un altro bagno a ridosso del muro di sua proprietà, e da lì provenivano «rumori di diversa natura», a causa dell’utilizzo degli impianti idrici di carico e scarico. L’uomo aveva in precedenza avviato un procedimento per accertamento tecnico preventivo, all’esito del quale, aveva introdotto il successivo giudizio ordinario nel quale aveva chiesto che venissero acquisite le risultanze dell’accertamento.

Si era costituita in giudizio la condomina convenuta esponendo come non si fosse al cospetto di nuova costruzione del bagno, bensì della ristrutturazione di quello precedente con un nuovo posizionamento dei due bagni già esistenti dagli anni ’70, epoca di costruzione dell’immobile in condominio.

Nel corso del giudizio era stata disposta una consulenza tecnica d’ufficio, risultata solo parzialmente conforme rispetto a quella espletata nel precedente accertamento preventivo.

 

Il Consulente tecnico d’ufficio (Ctu) nominato nel giudizio di merito, sebbene concordasse con il precedente nell’affermare che gli scarichi fossero rimasti nella originaria posizione imposta dal costruttore dell’intero edificio e, quindi, a confine con il muro di proprietà dell’attore, aveva ritenuto che «… il rumore originato dai servizi igienici … supera il limite di tollerabilità stabilito in + 3 db rispetto al rumore di fondo sia continuo che istantaneo … esclusivamente durante le fasi di carico e scarico della cassetta di scarico del wc del bagno al piano rialzato …durante l’utilizzo dei bagni del primo piano …».

Esaurita l’istruttoria il Tribunale di Napoli aveva respinto la domanda con compensazione delle spese di giudizio. La Corte partenopea rileva infatti come dall’elaborato peritale è emerso che la posizione degli scarichi dei bagni è rimasta immutata rispetto a quella originariamente fissata dal costruttore dello stabile, pur risultando detti scarichi rumorosi.

cassazione

Rumori, niente danni al vicino «ipervigilante»

Ciò posto, ricorda il principio per cui «non avendo il limite di tollerabilità delle immissioni rumorose carattere assoluto, ma essendo relativo alla situazione ambientale, variabile da luogo a luogo, secondo le caratteristiche della zona alle abitudini degli abitanti, spetta al giudice del merito sia accertare in concreto il superamento della normale tollerabilità che l’individuazione degli accorgimenti idonei a ricondurre le immissioni nell’ambito della normale tollerabilità (ex multis Cass. n. 3438/10)».

In altri termini, «il fastidio e la sua insopportabilità devono essere valutati caso per caso», atteso che «un rumore percepito non significa anche che sia intollerabile», anche perché l’intollerabilità dei rumori deve essere valutata anche in relazione alla sensibilità dell’uomo medio ed alla durata, continua ovvero occasionale, dell’immissione rumorosa.

Ciò sta a significare, chiosa La Corte territoriale, che «non sussiste un diritto al silenzio assoluto quanto piuttosto a non subire rumori eccessivi che superino la normale tollerabilità tenuto conto delle situazioni soggettive». Ricorda, inoltre, come «una cosa è il rispetto della disciplina amministrativa in tema di soglie dei rumori (Dpcm 1/3/91), altra è la previsione codicistica secondo cui i rumori - specie quelli in un condominio - non devono risultare intollerabili (articolo 844 Cc)».

Il che si traduce nella circostanza per cui il rispetto del Dpcm 1 marzo 1991 non necessariamente implica la liceità dei rumori anche dal punto di vista del Codice civile, dovendo altresì considerare tutte le circostanze oggettive relative allo stato dei luoghi e di tempo, rumore di fondo, ubicazione degli appartamenti, natura ripetizione e orario di produzione del rumore.

Ciò posto, considerato che, così come emerso dalla Ctu, «la causa dei rumori vada ricercata nelle modalità costruttive originarie dei villini, carenti di isolamento acustico (vizio strutturale accettato dalle parti fin dall’atto di acquisto», in una con la circostanza per cui i locali della convenuta risulterebbero disabitati sin da dopo l’anno 2016 e che, conseguentemente, i rumori sono stati necessariamente prodotti in modo discontinuo e in prima serata, la richiesta di risarcimento è stata respinta.

https://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2018-10-03/water-rumoroso-nessun-risarcimento-se-colpa-e-costruttore-150128.shtml?uuid=AEyLlZGG

Fonte:

Quali animali possono stare in condominio?

Quali animali possono stare in condominio

 

L’articolo 1138 del Codice civile dispone all’ultimo comma che «le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici».
In sede di approvazione del testo normativo, è stato scelto il termine “domestico” a altre indicazioni, con l’intento di evitare che si possano tenere animali esotici negli alloggi in condominio.
Nella prima stesura il riferimento era “animali da compagnia”: il regolamento del condominio non può vietare la detenzione degli animali da compagnia. Ora si parla solo più di animali domestici, con ciò vietando la detenzione di serpenti, iguane eccetera.

GUARDA IL VIDEO / Quali animali possono stare in condominio? (di Anna Nicola)

cassazione 03 luglio 2018

Maltrattamento di animali per chi lascia il cane da solo per due settimane

Si pensava che con questa precisazione terminologica sarebbero cessati gli equivoci. Così non è stato. A detta della Società Italiana Veterinari Animali Esotici (Sivae) «il legislatore ha perso l'occasione per adottare una definizione scientificamente esatta e giuridicamente sostenibile. Utilizzando l'impropria definizione di “animali domestici”, il condominio dice sì al maiale (che è domestico) in salotto e no al criceto (che non lo è)».
Da ciò l'osservazione che è aumentato il pericolo di liti condominiali stante l'ambiguità dell'aggettivo. Inoltre numerosi animali rischiano così l'abbandono, secondo quanto dichiarato dall'associazione, che ricorda come il coniglio sia il terzo animale più presente nelle case degli italiani con oltre 2 milioni di esemplari.

DOPO IL CASO caracaL A MILANO 14 gennaio 2018

Dal caracal alle tartarughe, ecco che cosa rischia chi ha animali esotici

Ciò dimostra che il termine è improprio e che è stato assunto più nel senso comune che legale, delle disposizioni normative.
Si vedano l'esempio del furetto, che è derivato dalla selezione artificiale della puzzola europea, è scientificamente un animale selvatico che potrebbe stare libero nei boschi ma che invece è stato “addomesticato”.
La Sivae osserva che molte specie di animali non domestici sono state dimenticate e discriminate a causa di un preconcetto: gli animali “esotici” d'affezione sono, in quanto tali, pericolosi. Non si è tenuto conto del fatto che essi sono raramente oggetto di liti in condominio e non hanno quasi mai creato pregiudizio per l'incolumità pubblica.

Questa definizione pare essere in contrasto con la Convenzione Europea per la Protezione degli Animali da Compagnia, ratificata come legge dello Stato italiano e tesa a tutelare «ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto dall'uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico, per suo diletto e compagnia».
Non c’è una terminologia legislativa che specifichi chi è effettivamente l'animale domestico, eliminando ogni ombra di dubbio in merito. I riferimenti normativi che vengono in mente sono i seguenti:
• la Convenzione Europea di Strasburgo del 13 novembre 1987 definisce animale da compagnia ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto dall'uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico, per suo diletto e compagnia;
• la legge n. 281 del 14 agosto 1991 che parla di animali di affezione
• l’Accordo del 6 febbraio 2003 tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplina il benessere degli animali da compagnia.
Ma tuttora non esiste un elenco ufficiale degli animali domestici.

 

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2018-12-11/quali-animali-possono-stare-condominio-104657.shtml?uuid=AEHG2qxG

Incidente in area privata: l’assicurazione paga?

Incidente in area privata lassicurazione paga

 

Sinistri: il concetto di circolazione non si ferma solo agli scontri sulle strade pubbliche ma anche a quelli nelle aree aperte al pubblico quando uno dei mezzi è fermo.

In prossimità di un centro commerciale, all’interno di uno spiazzo di proprietà condominiale, un’auto, uscendo dal parcheggio, non si è accorta che, proprio in quel momento, stavi transitando a bordo della tua macchina. Così ti ha tamponato sulla fiancata destra. A seguito dell’urto, tutta la carrozzeria è rientrata ed ora ti tocca portare il veicolo all’officina. Oltre al fermo tecnico ci vorranno diverse centinaia di euro per portarla a nuovo. Così ti avventi contro il conducente distratto e gli chiedi i dati della sua assicurazione per ottenere il risarcimenti dei danni. Lui, seppur ammettendo la propria colpa, sostiene di non essere tenuto a fornirti gli estremi della polizza in quanto la stessa coprirebbe solo i sinistri avvenuti su strade pubbliche. È davvero così? In caso di incidenti in area privata l’assicurazione paga? La risposta proviene, ancora una volta, dalla Cassazione. Con un’ordinanza di due giorni fa [1] la Suprema Corte ribadisce alcuni principi ormai stabili in materia di circolazione stradale, tant’è che li si può ritenere ormai consolidati in modo definitivo. Stupisce il fatto quindi che, per controversie di questo tipi, si finisca ancora fino all’ultimo grado di giudizio. Specie quando a patrocinarle ci sono professionisti che dovrebbero conoscere bene il diritto.

Ebbene, ecco cosa hanno spiegati i giudici supremi in materia di incidenti all’interno di parcheggi, cortili, giardini o altre aree private.
Cosa copre l’assicurazione

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