• Deducibilità degli interessi attivi di mora

    Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 t.u.i.r. per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli Continua
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Quali animali possono stare in condominio?

Quali animali possono stare in condominio

 

L’articolo 1138 del Codice civile dispone all’ultimo comma che «le norme del regolamento non possono vietare di possedere o detenere animali domestici».
In sede di approvazione del testo normativo, è stato scelto il termine “domestico” a altre indicazioni, con l’intento di evitare che si possano tenere animali esotici negli alloggi in condominio.
Nella prima stesura il riferimento era “animali da compagnia”: il regolamento del condominio non può vietare la detenzione degli animali da compagnia. Ora si parla solo più di animali domestici, con ciò vietando la detenzione di serpenti, iguane eccetera.

GUARDA IL VIDEO / Quali animali possono stare in condominio? (di Anna Nicola)

cassazione 03 luglio 2018

Maltrattamento di animali per chi lascia il cane da solo per due settimane

Si pensava che con questa precisazione terminologica sarebbero cessati gli equivoci. Così non è stato. A detta della Società Italiana Veterinari Animali Esotici (Sivae) «il legislatore ha perso l'occasione per adottare una definizione scientificamente esatta e giuridicamente sostenibile. Utilizzando l'impropria definizione di “animali domestici”, il condominio dice sì al maiale (che è domestico) in salotto e no al criceto (che non lo è)».
Da ciò l'osservazione che è aumentato il pericolo di liti condominiali stante l'ambiguità dell'aggettivo. Inoltre numerosi animali rischiano così l'abbandono, secondo quanto dichiarato dall'associazione, che ricorda come il coniglio sia il terzo animale più presente nelle case degli italiani con oltre 2 milioni di esemplari.

DOPO IL CASO caracaL A MILANO 14 gennaio 2018

Dal caracal alle tartarughe, ecco che cosa rischia chi ha animali esotici

Ciò dimostra che il termine è improprio e che è stato assunto più nel senso comune che legale, delle disposizioni normative.
Si vedano l'esempio del furetto, che è derivato dalla selezione artificiale della puzzola europea, è scientificamente un animale selvatico che potrebbe stare libero nei boschi ma che invece è stato “addomesticato”.
La Sivae osserva che molte specie di animali non domestici sono state dimenticate e discriminate a causa di un preconcetto: gli animali “esotici” d'affezione sono, in quanto tali, pericolosi. Non si è tenuto conto del fatto che essi sono raramente oggetto di liti in condominio e non hanno quasi mai creato pregiudizio per l'incolumità pubblica.

Questa definizione pare essere in contrasto con la Convenzione Europea per la Protezione degli Animali da Compagnia, ratificata come legge dello Stato italiano e tesa a tutelare «ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto dall'uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico, per suo diletto e compagnia».
Non c’è una terminologia legislativa che specifichi chi è effettivamente l'animale domestico, eliminando ogni ombra di dubbio in merito. I riferimenti normativi che vengono in mente sono i seguenti:
• la Convenzione Europea di Strasburgo del 13 novembre 1987 definisce animale da compagnia ogni animale tenuto, o destinato ad essere tenuto dall'uomo, in particolare presso il suo alloggio domestico, per suo diletto e compagnia;
• la legge n. 281 del 14 agosto 1991 che parla di animali di affezione
• l’Accordo del 6 febbraio 2003 tra il Ministro della salute, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano disciplina il benessere degli animali da compagnia.
Ma tuttora non esiste un elenco ufficiale degli animali domestici.

 

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2018-12-11/quali-animali-possono-stare-condominio-104657.shtml?uuid=AEHG2qxG

Incidente in area privata: l’assicurazione paga?

Incidente in area privata lassicurazione paga

 

Sinistri: il concetto di circolazione non si ferma solo agli scontri sulle strade pubbliche ma anche a quelli nelle aree aperte al pubblico quando uno dei mezzi è fermo.

In prossimità di un centro commerciale, all’interno di uno spiazzo di proprietà condominiale, un’auto, uscendo dal parcheggio, non si è accorta che, proprio in quel momento, stavi transitando a bordo della tua macchina. Così ti ha tamponato sulla fiancata destra. A seguito dell’urto, tutta la carrozzeria è rientrata ed ora ti tocca portare il veicolo all’officina. Oltre al fermo tecnico ci vorranno diverse centinaia di euro per portarla a nuovo. Così ti avventi contro il conducente distratto e gli chiedi i dati della sua assicurazione per ottenere il risarcimenti dei danni. Lui, seppur ammettendo la propria colpa, sostiene di non essere tenuto a fornirti gli estremi della polizza in quanto la stessa coprirebbe solo i sinistri avvenuti su strade pubbliche. È davvero così? In caso di incidenti in area privata l’assicurazione paga? La risposta proviene, ancora una volta, dalla Cassazione. Con un’ordinanza di due giorni fa [1] la Suprema Corte ribadisce alcuni principi ormai stabili in materia di circolazione stradale, tant’è che li si può ritenere ormai consolidati in modo definitivo. Stupisce il fatto quindi che, per controversie di questo tipi, si finisca ancora fino all’ultimo grado di giudizio. Specie quando a patrocinarle ci sono professionisti che dovrebbero conoscere bene il diritto.

Ebbene, ecco cosa hanno spiegati i giudici supremi in materia di incidenti all’interno di parcheggi, cortili, giardini o altre aree private.
Cosa copre l’assicurazione

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Auto abbandonata su suolo pubblico

Auto abbandonata su suolo pubblico

 

Quando un’auto può dirsi abbandonata? Cosa fare nel caso di vettura abbandonata in area pubblica? Si può chiedere la rimozione se è regolarmente parcheggiata?

Quante volte ti è capitato di non trovare parcheggio perché gli stalli sono occupati sempre dalle stesse auto? il problema non è che i loro conducenti sono stati più veloci ed abili a posteggiare, ma che le vetture in questione sono praticamente abbandonate da mesi, occupando così il suolo pubblico. A volte si tratta di automobili in buone condizioni, apparentemente in regola in quanto dotate di targhe; altre volte, invece, si tratta di veri e propri rottami o, comunque, di veicoli palesemente impossibilitati a muoversi. Cosa fare in questi casi? Occorre segnalare l’auto abbandonata su suolo pubblico? Si deve procedere alla rimozione? Dipende a seconda dei casi: come ti spiegherò nel corso di questo articolo, non sempre l’automobile abbandonata al suo destino costituisce un illecito. Ci sono molti aspetti da tenere in considerazione, tipo: la presenza della targa, la regolarità dell’assicurazione, il posto impegnato sulla strada. Se anche a te è capitato di dover fare i conti con un’auto abbandonata che occupa la strada oppure un posto del parcheggio, penso che troverai interessanti i prossimi paragrafi di questo articolo: ti spiegherò cosa fare in caso di auto abbandonata su suolo pubblico.

Indice

1 Auto: quando è abbandonata?
2 Auto abbandonata su suolo pubblico: cosa fare?
3 Auto abbandonata su suolo pubblico: quando è legale?
4 Auto abbandonata: sanzioni

Auto: quando è abbandonata?

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Sinistro stradale: sorpasso solo con distanza laterale adeguata

Sinistro stradale sorpasso solo con distanza laterale adeguata

 

In tema di circolazione stradale, il sorpasso deve tenere conto anche della distanza laterale tra i due veicoli; lo spazio sufficiente non riguarda soltanto la distanza che separa il conducente da eventuali ostacoli, che si trovino o sopraggiungano nell'opposta corsia di marcia, ma anche la distanza laterale dalla sinistra del veicolo da sorpassare, che deve essere adeguata.

E’ quanto precisato dalla Terza Sezione Civile della Cassazione con la sentenza 30 novembre 2018, n. 31009.

Nel caso di specie, una conducente di velocipede veniva investita da un autocarro, rimasto non identificato, riportando gravi lesioni. Il Tribunale riconosceva l'esclusiva responsabilità del conducente dell’autocarro rimasto ignoto. Il Fondo di garanzia impugnava la sentenza e la Corte di appello, in parziale riforma della sentenza di primo grado, accoglieva parzialmente l'appello promosso dal Fondo, riconoscendo un concorso di colpa. La conducente del velocipede ricorreva in cassazione.

La Responsabilità civile

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