• Deducibilità degli interessi attivi di mora

    Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 t.u.i.r. per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli Continua
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  • 6
  • 7
  • 8
  • 9
  • 10
  • 11
  • 12
  • 13
  • 14
  • 15
  • 16
  • 17
  • 18
  • 19
  • 20
  • 21
  • 22
  • 23
  • 24
  • 25
  • 26
  • 27
  • 28
  • 29
  • 30
  • 31
  • 32
  • 33
  • 34
  • 35
  • 36
  • 37
  • 38
  • 39
  • 40
  • 41
  • 42
  • 43
  • 44
  • 45
  • 46
  • 47
  • 48
  • 49
  • 50
  • 51
  • 52
  • 53
  • 54
  • 55
  • 56
  • 57
  • 58
  • 59
  • 60
  • 61
  • 62
  • 63
  • 64
  • 65
  • 66
  • 67
  • 68
  • 69
  • 70
  • 71
  • 72
  • 73
  • 74
  • 75
  • 76
  • 77
  • 78
  • 79
  • 80
  • 81
  • 82
  • 83
  • 84
  • 85
  • 86
  • 87
  • 88
  • 89
  • 90
  • 91
  • 92
  • 93
  • 94
  • 95
  • 96
  • 97
  • 98
  • 99
  • 100
  • 101
  • 102
  • 103
  • 104
  • 105
  • 106
  • 107
  • 108
  • 109
  • 110
  • 111
  • 112
  • 113
  • 114
  • 115
  • 116
  • 117
  • 118
  • 119
  • 120
  • 121
  • 122
  • 123
  • 124
  • 125
  • 126
  • 127
  • 128
  • 129
  • 130
  • 131
  • 132
  • 133
  • 134
  • 135
  • 136
  • 137
  • 138
  • 139
  • 140
  • 141
  • 142
  • 143
  • 144
  • 145
  • 146
  • 147
  • 148
  • 149
  • 150
  • 151
  • 152
  • 153
  • 154
  • 155
  • 156
  • 157
  • 158
  • 159
  • 160
  • 161
  • 162
  • 163
  • 164
  • 165
  • 166
  • 167
  • 168
  • 169
  • 170
  • 171
  • 172
  • 173
  • 174
  • 175
  • 176
  • 177
  • 178
  • 179
  • 180
  • 181
  • 182
  • 183
  • 184
  • 185
  • 186
  • 187
  • 188
  • 189
  • 190
  • 191
  • 192
  • 193
  • 194
  • 195
  • 196
  • 197
  • 198
  • 199
  • 200
  • 201
  • 202
  • 203
  • 204
  • 205
  • 206
  • 207
  • 208
  • 209
  • 210
  • 211
  • 212
  • 213
  • 214
  • 215
  • 216
  • 217
  • 218
  • 219
  • 220
  • 221
  • 222
  • 223
  • 224
  • 225
  • 226
  • 227
  • 228
  • 229
  • 230
  • 231
  • 232
  • 233
  • 234
  • 235
  • 236
  • 237
  • 238
  • 239
  • 240
  • 241
  • 242
  • 243
  • 244
  • 245
  • 246
  • 247
  • 248
  • 249
  • 250
  • 251
  • 252
  • 253
  • 254
  • 255
  • 256
  • 257
  • 258
  • 259
  • 260
  • 261
  • 262
  • 263
  • 264
  • 265
  • 266
  • 267
  • 268
  • 269
  • 270
  • 271
  • 272
  • 273
  • 274
  • 275
  • 276
  • 277
  • 278
  • 279
  • 280
  • 281
  • 282
  • 283
  • 284
  • 285
  • 286
  • 287
  • 288
  • 289
  • 290
  • 291
  • 292
  • 293
  • 294
  • 295
  • 296
  • 297
  • 298
  • 299
  • 300
  • 301
  • 302
  • 303
  • 304
  • 305
  • 306
  • 307
  • 308
  • 309
  • 310
  • 311
  • 312
  • 313
  • 314
  • 315
  • 316
  • 317
  • 318
  • 319
  • 320
  • 321
  • 322
  • 323
  • 324
  • 325
  • 326
  • 327
  • 328
  • 329
  • 330
  • 331
  • 332
  • 333
  • 334
  • 335
  • 336
  • 337
  • 338
  • 339
  • 340
  • 341
  • 342
  • 343
  • 344
  • 345
  • 346
  • 347
  • 348
  • 349
  • 350
  • 351
  • 352
  • 353
  • 354
  • 355
  • 356
  • 357
  • 358
  • 359
  • 360
  • 361
  • 362
  • 363
  • 364
  • 365
  • 366
  • 367
  • 368
  • 369
  • 370
  • 371
  • 372
  • 373
  • 374
  • 375
  • 376
  • 377
  • 378
  • 379
  • 380
  • 381
  • 382
  • 383
  • 384
  • 385
  • 386
  • 387
  • 388
  • 389
  • 390
  • 391
  • 392
  • 393
  • 394
  • 395
  • 396
  • 397
  • 398
  • 399
  • 400
  • 401
  • 402
  • 403
  • 404
  • 405
  • 406
  • 407
  • 408
  • 409
  • 410
  • 411
  • 412
  • 413
  • 414
  • 415
  • 416
  • 417
  • 418
  • 419
  • 420
  • 421
  • 422
  • 423
  • 424
  • 425
  • 426
  • 427
  • 428
  • 429
  • 430
  • 431
  • 432
  • 433
  • 434
  • 435
  • 436
  • 437
  • 438
  • 439
  • 440
  • 441
  • 442
  • 443
  • 444

Riparazione auto prima della perizia

Riparazione auto prima della perizia

 

Si può far riparare una macchina prima che l’assicurazione faccia la consulenza, magari eseguendo delle fotografie o una perizia di parte?

Hai fatto un incidente stradale. L’auto ne è risultata parzialmente distrutta e ora non puoi circolare. L’hai portata in officina dove te la terranno a titolo di favore. Nel frattempo hai avviato la pratica di risarcimento presso la tua assicurazione. Vorresti tuttavia far riparare subito il mezzo in attesa che la compagnia ti liquidi il risarcimento. Lo puoi fare? Il tuo dubbio è giustamente fondato sul fatto che il consulente dell’assicurazione, che sarà nominato di lì a breve, si troverebbe nell’impossibilità di eseguire la perizia su un veicolo ormai messo a nuovo. Cosa può succedere in un’ipotesi del genere? È possibile la riparazione dell’auto prima della perizia?

Non si tratta di un problema nuovo. La giurisprudenza lo ha già affrontato diverse volte. Ecco allora alcuni chiarimenti sulla base delle più recenti sentenze della giurisprudenza di Cassazione.

Qui di seguito ti spiegheremo non solo se è possibile la riparazione dell’auto prima della perizia, ma anche – nell’ipotesi inversa in cui tu non voglia anticipare i soldi del meccanico – che valore ha il preventivo del carrozziere ai fini dell’indennizzo; inoltre ti diremo se l’importo del risarcimento deve comprendere anche l’Iva che pagherai al carrozziere. Ma procediamo con ordine.

Indice

1 Si può far riparare l’automobile prima della perizia?
2 Si può chiedere il risarcimento all’assicurazione sulla base del preventivo?
3 Risarcimento danni: con o senza Iva

Si può far riparare l’automobile prima della perizia?

La Cassazione ha di recente detto che, una volta eseguita la riparazione [1], il danneggiato non può più dimostrare il danno. Non basterebbe una perizia di parte che non ha alcun valore legale; il consulente di parte infatti si limita a corroborare la tesi del proprio cliente – che per questo lo paga – arricchendola di dati tecnici.

Non basterebbero neanche eventuali fotografie che, in quanto considerate mere “riproduzioni meccaniche”, possono essere facilmente contestate dall’avversario, non avendo alcun margine di certezza in merito sia alla data della loro creazione che all’entità dei danni subiti dal veicolo.

Questo significa che, se l’assicurazione non dovesse risarcirti, non avresti più modo di provare il danno in una eventuale causa in tribunale. L’eventuale consulente tecnico d’ufficio, nominato dal giudice, non può eseguire la propria perizia in un contesto ormai completamente alterato se il danneggiato ha già eseguito le riparazioni sull’auto incidentata.

Anche se molti assicuratori consigliano ai propri clienti di scattare qualche foto prima di avviare la riparazione, per non avere brutte sorprese quando si andrà a chiedere il risarcimento è molto più prudente attendere l’arrivo del perito della compagnia.
Si può chiedere il risarcimento all’assicurazione sulla base del preventivo?

Dall’altro lato la stessa Cassazione [2] ha detto che chi chiede il risarcimento a seguito di un incidente stradale e, a dimostrazione della spesa da sostenere, presenta solo un preventivo del carrozziere può vedersi rifiutare ogni tutela. Questo perché il solo preventivo non è una dimostrazione di spesa effettiva. Secondo la giurisprudenza maggioritaria, il preventivo non è idoneo a fondare una richiesta danni per via della diffusa pratica di preventivi privi di oggettività nella stima dei danni subiti dai veicoli, a volte gonfiati appositamente su richiesta del danneggiato che mira così ad ottenere un indennizzo superiore.

E non è tutto. La suprema Corte aggiunge un altro passaggio importante [3]: la fattura deve anche essere quietanzata o quantomeno il danneggiato deve dimostrare di aver già pagato (ad esempio con la copia di un assegno o con un estratto conto da cui si evince il bonifico). Questo perché la fattura ha mero valore fiscale ma non è prova di avvenuto pagamento, fatto, quest’ultimo, che solo può giustificare la richiesta di risarcimento. Leggi sul punto Risarcimento danni: basta la fattura del carrozziere?
Risarcimento danni: con o senza Iva

Finiamo almeno con una buona notizia. La Cassazione [4] ha riconosciuto al danneggiato il diritto alla restituzione dell’Iva versata all’officina in conseguenza della fattura per la riparazione. L’assicurazione deve quindi versare la somma spesa per intero, al lordo delle imposte. Questo perché il privato non recupera l’Iva come invece un professionista o un’azienda. Egli al contrario la sopporta e non la può scaricare su nessun altro. E poiché il risarcimento deve tenere indenne il danneggiato da tutte le conseguenze del fatto illecito, è necessario che sia restituita anche l’Iva versata al meccanico. Di tanto abbiamo già parlato in Risarcimento danni: con o senza Iva?

 

Fonte: https://www.laleggepertutti.it/305959_riparazione-auto-prima-della-perizia

Il condominio può espropriare lo stipendio?

Il condominio può espropriare lo stipendio

 

Pignoramento della retribuzione e limite del quinto: quando il creditore del condominio può agire contro i proprietari e in che misura?

La recente sentenza della Cassazione [1] che ritiene possibile il pignoramento delle quote condominiali non ancora versate dai condomini, anche di quelli non morosi, fa emergere un ulteriore dubbio che è stato posto alla giurisprudenza: il condominio può espropriare lo stipendio?

Abbiamo già spiegato, in un precedente articolo, che il condominio ha il potere di pignorare la prima casa del debitore nonostante la stessa sia stata inserita in un fondo patrimoniale e sia l’unica abitazione di proprietà. Non esistono infatti limiti al pignoramento immobiliare in ambito privato (gli unici paletti sono fissati nel caso di riscossione esattoriale).

In questa sede ci occuperemo di un altro bene, altrettanto vitale al pari della casa: la retribuzione da attività lavorativa. Il fatto poi che, attualmente, la busta paga debba essere obbligatoriamente versata in banca pone la questione su un diverso profilo: il condominio può espropriare il conto corrente del condòmino?

Perché mai questo dubbio se è vero che il codice civile stabilisce la responsabilità del debitore, per tutte le obbligazioni contratte, con tutto il suo patrimonio presente e futuro? Se il pignoramento è la normale conseguenza per chi non paga, perché chiedersi se il condominio può espropriare lo stipendio? Invero, nel 2012, è entrata in vigore una riforma che impone ai fornitori del condominio, cui l’amministratore non abbia pagato le fatture, di aggredire prima i condomini morosi, quelli cioè che non sono in regola con le quote di ordinaria o straordinaria amministrazione. A tal fine è lo stesso amministratore a comunicare i loro nomi, fornendo un elenco aggiornato con le generalità di chi è in ritardo con i pagamenti.

Solo una volta aggrediti questi ultimi, o verificata l’impossibilità di un pignoramento per assenza di beni, il creditore del condominio può rivolgersi nei confronti di tutti gli altri condomini. I quali rispondono ciascuno in proporzione dei propri millesimi. Il che significa che, se il creditore avanza 10mila euro, chi ha solo 100 millesimi risponderà solo di mille euro e non di più.

Indice

1 Che succede se il condominio non paga i fornitori?
2 Il pignoramento contro i condòmini per i debiti del condomìnio
3 Il creditore del condominio può espropriare lo stipendio?

Che succede se il condominio non paga i fornitori?

Leggi tutto...

Divieto di sosta: scatta la multa se sono in auto?

Divieto di sosta scatta la multa se sono in auto

 

Se mi fermo con la mia auto in divieto di sosta e non scendo, posso prendere la multa?

Sostare con la propria auto in città può essere considerato uno dei “drammi” moderni oltre che fonte certa di stress. Le nostre città infatti, non soltanto quelle più grandi, sono sempre e costantemente intasate e la ricerca di uno spazio per far sostare il proprio mezzo è talvolta davvero angosciante. Nelle giornate feriali, ed anche in quelle festive (che purtroppo non si distinguono più dalle prime), le aree urbane soffocano per la congestione del traffico veicolare e smog, ansia, stress e rumore la fanno da padrone. In questo inferno urbano riuscire a trovare un luogo dove sostare o fermarsi con la propria auto diventa davvero un miraggio. Occorre perciò sapere con estrema precisione se per i nostri veicoli (autoveicoli, motoveicoli e ciclomotori) esistano luoghi di ricovero sicuri, cioè zone di sosta e di parcheggio al riparo da possibili sanzioni elevate da agenti delle polizie locali. In particolare, siccome accade assai spesso che, accompagnando il proprio marito o la propria moglie o i propri figli per sbrigare delle commissioni, il conducente resti in loro attesa in auto, è lecito chiedersi se scatta la multa se sono in auto in divieto di sosta. Infatti, nella ricerca affannosa di un posto, talvolta ci si ferma in zone di divieto di sosta (e/o di fermata) per un tempo più o meno prolungato attendendo in auto che moglie o figli sbrighino la commissione: anche in questi casi possiamo subire una multa? Anche se il conducente resta in auto pronto a spostarsi se fosse necessario? Cercheremo di chiarirlo nell’articolo che segue.
Che differenza esiste tra sosta e fermata?

Per rispondere al quesito da cui muove questo articolo, è necessario innanzitutto comprendere che la legge [1] chiama sosta e fermata ogni fase nella quale un veicolo arresta la propria marcia.

In particolare:

Leggi tutto...

Infortunio dell'alunno durante attività "outdoor" è escluso dall'assicurazione obbligatoria

Infortunio dellalunno durante attività outdoor è escluso dallassicurazione obbligatoria

 

In materia scolastica, sono coperti dall’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro “gli insegnanti e gli alunni delle scuole o istituti di istruzione di qualsiasi ordine e grado, anche privati, che attendono ad esperienze tecnico-scientifiche od esercitazioni pratiche ...” (D.P.R. n. 1124/1965 - art. 4, c. 1, n. 5).

L’infortunio subito da uno studente nel corso di un’attività scolastica “outdoor” - in particolare la partecipazione ad una escursione alpinistica - rientra nella copertura assicurativa obbligatoria?

A questa domanda risponde la Corte di Cassazione, sez. III civile, con la sentenza 27 marzo 2019, n. 8449.

Ripercorriamo, seppur brevemente, la vicenda da cui ha avuto origine la pronuncia che ci si accinge ad esaminare nel dettaglio, al fine di meglio inquadrare la questione giuridica problematica.

Nella specie, il danneggiato, partecipante a un corso di calata passiva da una parete rocciosa organizzato dall’istituto scolastico di appartenenza, a causa della rottura della corda utilizzata per la discesa precipitava al suolo riportando danni di cui chiedeva, unitamente ai propri genitori, integrale ristoro. Si costituivano in giudizio sia il Ministero della Pubblica Istruzione, sia la convenuta Provincia Autonoma la quale chiamava in causa il proprio assicuratore, nonché la società incaricata dalla predetta scuola per l’organizzazione della suddetta attività “outdoor”. Tuttavia, essendo stata tale ultima società cancellata dal registro delle imprese per intervenuta estinzione, la ridetta Provincia veniva autorizzata alla chiamata in causa degli ex tre soci della stessa, i quali si costituivano eccependo in via preliminare l’inammissibilità della domanda avanzata nei propri confronti dovendo le pretese risarcitorie oggetto di causa essere avanzate nei confronti dell’INAIL ex art. 4, comma 1, n. 5, D.P.R. n. 1124/1965; nel merito, invece, che la rottura della corda era stata causata dallo «sfregamento con un piccolo sperone affilato di roccia» evento questo integrante il caso fortuito. Sostanzialmente, quindi, le parti convenute contestavano la domanda e ne chiedevano il rigetto posto che dell’evento accaduto non era ravvisabile in alcun modo la loro responsabilità.

In primo grado, il giudice accoglieva soltanto la domanda risarcitoria avanzata dal danneggiato, condannando al ristoro dei lamentati danni la Provincia in solido con gli ex soci dell’impresa - all’epoca organizzatrice dell’attività de qua -; dichiarando, inoltre, il rigetto di tutte le altre istanze. La suddetta pronuncia, successivamente gravata, veniva integralmente confermata anche dalla competente Corte d’Appello che, nel qualificare come “attività ludica” quella svolta in occasione del sinistro, aveva escluso l’accoglibilità della domanda; ma così facendo per i ricorrenti avrebbe violato l’art. 4, comma 1, n. 5 del d.P.R. 30 giugno 1965, n. 1124 che prevede la copertura assicurativa obbligatoria INAIL tra gli altri, per “gli insegnanti e gli alunni delle scuole o istituti di istruzione di qualsiasi ordine e grado anche privati, che attendano ad esperienze tecnico-scientifiche od esercitazioni pratiche”.

Leggi tutto...

Utilizziamo cookies per fornirti un servizio migliore. Cliccando in un punto qualsiasi dello schermo o chiudendo questo banner, presti il consenso all’uso di tutti i cookie.