• Deducibilità degli interessi attivi di mora

    Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 t.u.i.r. per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli Continua
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Rami e radici sconfinano? Il proprietario è obbligato al taglio

Rami e radici sconfinano Il proprietario è obbligato al taglio

 

Il quesito.Ho un vicino che con le sue piante non rispetta le distanze previste dall’articolo 892 e seguenti del Codice civile. Posso tagliare i rami e gli arbusti che sconfinano nella mia proprietà, ma sono attaccati alle piante situate nella sua oppure posso essere accusato di danneggiamento? Per fargli rispettare le distanze, inoltre, devono agire per vie legali oppure posso recarmi dai carabinieri e denunciare la situazione chiedendo loro che intervengano? -L.B.Lucca

La risposta. L’articolo 896 del Codice civile prevede espressamente che, nel caso in cui i rami degli alberi del vicino invadano il confine, il proprietario del fondo confinante possa costringere il primo a provvedere al taglio, nonché possa provvedervi egli stesso nel caso in cui ad oltrepassare il confine siano le radici.

Per ottenere il rispetto delle distanze previste dall'articolo 892 del Codice civile, così come per obbligare al taglio dei rami sopra descritto, in caso di inerzia del vicino sarà necessario ottenere un provvedimento giudiziale a carico della parte inadempiente, non avendo la forza pubblica – carabinieri o polizia locale – possibilità di intervenire nella regolamentazione di questioni di interesse privato che non configurino alcuna fattispecie di reato.

 

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2019-05-03/rami-e-radici-sconfinano-proprietario-e-obbligato-taglio-123134.shtml?uuid=ABgIPwtB

Area pedonale aperta ai ciclisti: Comune non risponde dell’investimento del pedone

Area pedonale aperta ai ciclisti Comune non risponde dellinvestimento del pedone2

 

L’area pedonale, all’interno della quale si sia verificato lo scontro tra un pedone ed un ciclista, non riveste un ruolo causale nella dinamica dell’incidente; essa, infatti, costituisce semplicemente il luogo del sinistro, mentre la serie causale, che ha cagionato l'evento, deriva dal comportamento dei soggetti coinvolti nello scontro e si esaurisce in esso. Il Comune, pertanto, non risponde ex art. 2051 c.c., tuttavia residua una forma eventuale di responsabilità ex art. 2043 c.c., qualora il danneggiato dimostri la sussistenza di una colpevole inerzia dell'amministrazione per non aver preso alcuna iniziativa diretta a regolare e controllare il comportamento degli utenti, malgrado le segnalazioni sul pericoloso utilizzo dell'area.

Così ha deciso la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 13 febbraio 2019 n. 4160

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Sommario
La vicenda
Il nesso causale e l’evento
1) Irrilevanza del comportamento del responsabile – custode
2) Inserimento della cosa custodita nella sequenza causale
L’inerzia della cosa
La responsabilità aquiliana e la responsabilità del custode
Responsabilità dell’ente gestore
Conclusioni
La vicenda

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La comunicazione dei dati del conducente

La comunicazione dei dati del conducente2

 

Multe: la contravvenzione non contestata all’automobilista al momento dell’infrazione contiene l’invito a comunicare nome, cognome e dati della patente di chi era alla guida dell’auto.

Da quando esiste la patente a punti esiste anche la comunicazione dei dati del conducente. Di cosa si tratta? Se ti è capitato di ricevere una multa a casa – ad esempio per attraversamento dell’incrocio con il semaforo rosso o per un eccesso di velocità rilevato con l’autovelox o il tutor – saprai che, insieme al verbale con cui ti viene comunicata la norma violata e l’importo da pagare, c’è anche l’invito a fornire alla polizia, entro 60 giorni, i dati della patente di chi era alla guida dell’auto al momento dell’infrazione. Ciò succede tutte le volte in cui alla violazione del Codice della strada è collegata anche la sanzione accessoria della decurtazione dei punti dalla patente. Ebbene, poiché l’identità dell’automobilista che non è stato fermato immediatamente dagli agenti non può essere presunta, il verbale – che vede coobbligato in solido nel pagamento della sanzione principale il proprietario dell’auto – impone a quest’ultimo un obbligo di collaborazione con le autorità: tale collaborazione consiste proprio nella comunicazione dei dati del conducente e ciò al fine di sottrarre solo a quest’ultimo, e non all’intestatario del mezzo, i punti per la violazione del Codice della strada.

In questo articolo ti spiegheremo tutto ciò che c’è da sapere sul tema e come fare la comunicazione dei dati del conducente. L’argomento, su cui è di recente intervenuta la Cassazione, è particolarmente interessante visto che la violazione di tale obbligo comporta l’arrivo di una seconda multa di oltre mille euro. Ma procediamo con ordine.

Indice

1 Comunicazione dei dati del conducente: quando va fatta?
2 Se non comunico i dati della patente cosa rischio?
3 Come si fa la comunicazione dei dati del conducente?
4 Comunicazione dati del conducente: modulo con facsimile
5 La comunicazione va fatta se impugno la multa?
6 Multa arrivata dopo 90 giorni: va fatta la comunicazione?
7 Se alla guida era il proprietario dell’auto bisogna inviare la comunicazione?
8 Chi deve inviare la comunione dei dati dell’effettivo conducente?
9 Se pago, devo fornire i dati dell’effettivo conducente?
10 Cosa può fare il proprietario dell’auto per evitare la sottrazione dei punti?

Comunicazione dei dati del conducente: quando va fatta?

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Che valore ha un verbale della polizia?

Che valore ha un verbale della polizia

 

Multa senza accertamento elettronico (tutor, autovelox) o guida pericolosa: le valutazioni del vigile possono essere scalfite con il semplice ricorso.

Mentre eri a bordo della tua auto, impegnato a superare una macchina davanti a te, sei stato fermato da una volante della polizia appostata su una piazzola di sosta. Gli agenti, dopo averti chiesto i documenti di guida, ti hanno contestato due violazioni del Codice della strada: l’eccesso di velocità e il sorpasso azzardato, fatto in curva e in corrispondenza della striscia continua. A loro avviso, per tali infrazioni ti meriti due distinte multe. Diversa è, invece, la tua ricostruzione dei fatti: il sorpasso è avvenuto all’interno della linea di mezzeria, senza cioè invadere l’opposta corsia di marcia, e quando ancora c’era molto spazio prima della curva; in più l’eccesso di velocità è tutt’altro che dimostrato, non essendo stato utilizzato alcun apparecchio di controllo elettronico come l’autovelox o il telelaser. Ciò nonostante ti viene consegnato il verbale con le due contravvenzioni. Intendi far ricorso ma, prima di rivolgerti a un giudice, ti chiedi se ne valga la pena: che chance di vittoria hai? In giudizio sarà la tua parola contro quella dei poliziotti; per cui è bene sin d’ora chiedersi quale delle due versioni prevarrà? Sarai tu a dover dimostrare che quanto riferito dalle forze dell’ordine non è vero o piuttosto devono essere loro a provare il fondamento delle proprie affermazioni? In termini più spiccioli, tutta la diatriba ruota intorno a un unico quesito: che valore ha un verbale della polizia?

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