• Deducibilità degli interessi attivi di mora

    Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 t.u.i.r. per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli Continua
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Un testimone può far annullare la multa?

Un testimone può far annullare la multa

 

Le dichiarazioni di un poliziotto non sempre hanno valore di prova legale: possono essere sconfessate se sono il frutto di una percezione sbagliata della realtà.

Immagina di ricevere una multa stradale per guida pericolosa. Un vigile ti ha visto, ha preso il numero della tua targa, è poi andato nel proprio ufficio, ha compilato il verbale e te l’ha fatto notificare dal postino. Ricordi benissimo quel momento anche perché, insieme a te, c’era anche un’altra persona pronta oggi a testimoniare in tuo favore. Sei stato costretto a una manovra d’emergenza a causa di una buca stradale e del restringimento della carreggiata, elementi questi che avrebbero potuto costarti la vita. Così ti chiedi se puoi contestare il verbale del vigile grazie alle dichiarazioni del passeggero che era in auto con te. Un testimone può far annullare la multa?

Sai bene che il poliziotto è un pubblico ufficiale e che potrebbe porsi in una condizione di superiorità rispetto alla tua. Proprio per questo, il testimone – terzo e imparziale – potrebbe far pendere l’ago della bilancia da un lato piuttosto che dall’altro.

La questione, proprio per come appena rappresentata nell’esempio qui sopra, è stata decisa di recente dal giudice di pace di Frosinone [1]. La sentenza non fa altro che prendere spunto dalla giurisprudenza che, sino ad oggi, si è formata sull’argomento. Un argomento delicato quello delle multe, che spesso vede contrapposti i cittadini contro i vigili: «È la mia parola contro la sua» si sente spesso dire a propria discolpa, ma le cose non sempre vanno così. Cerchiamo di capire perché.

Ma prima di andare avanti potrai leggere i nostri approfondimenti sul tema:

Quanto vale la parola di un poliziotto?;
Che valore ha un verbale della polizia?.

Indice

1 Come fare ricorso contro una multa
2 Che valore ha il verbale della polizia?
3 Un testimone può far annullare la multa?

Come fare ricorso contro una multa

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Multa per eccesso di velocità: annullamento per stato di necessità

Multa per eccesso di velocità annullamento per stato di necessità

 

Autovelox: ricorso al giudice di pace per multa in stato di necessità. Come far cancellare la contravvenzione.

Parcheggiare in seconda fila per comprare una medicina; superare i limiti di velocità, incuranti dell’autovelox, per scappare in ospedale; fare un controsenso per arrivare prima a casa di un genitore che si è sentito male; passare col rosso per assistere all’imminente nascita del proprio figlio: quali di queste multe possono essere annullate per stato di necessità? La prima cosa che facciamo quando ci ferma un vigile è trovare una giustificazione all’illecito commesso. Del resto, lo scopo della contestazione immediata imposta dal codice della strada è proprio questo: difendersi subito, senza doverlo fare, in un successivo momento, col ricorso al giudice. Dal poliziotto però dipende il primo filtro: sarà lui, cioè, a valutare se le motivazioni addotte possono considerarsi valide e sufficienti per violare il codice della strada. Se il suo verdetto dovesse essere contrario all’automobilista, non resterà che il ricorso al giudice di pace nei successivi 30 giorni. Nel caso poi della multa per eccesso di velocità, l’annullamento per stato di necessità non può che avvenire con l’impugnazione. E ciò perché si fa sempre più ricorso ai sistemi di rilevamento elettronico (tutor e autovelox) con contestazione differita della contravvenzione.

In tali ipotesi il proprietario della macchina si vedrà recapitare il verbale alla propria residenza nei successivi 90 giorni; in quel momento dovrà valutare se le prove a suo favore consentono di dimostrare, in giudizio, l’esistenza di un effettivo «stato di necessità», al di là cioè delle scuse del momento.

Una recente ordinanza della Cassazione [1] ci offre lo spunto per comprendere, con maggior cognizione di causa, quando è possibile l’annullamento per stato di necessità della multa per eccesso di velocità. Dobbiamo però innanzitutto chiarire quando ricorre questa causa di giustificazione.

Indice

1 Quando c’è stato di necessità
1.1 Situazione di pericolo
1.2 Urgenza
1.3 Gravità
2 Multa per eccesso di velocità annullata per stato di necessità
3 Multa per eccesso di velocità: la preoccupazione non è giustificata

Quando c’è stato di necessità

Il concetto di stato di necessità, valido per giustificare il compimento di condotte penalmente rilevanti (che costituiscono cioè, almeno in astratto, dei reati), può essere usato anche per giustificare le infrazioni del codice della strada e, quindi, per evitare le sanzioni amministrative.

Spesso siamo portati ad autogiustificare le svariate violazioni della legge che commettiamo quotidianamente. Solo poche di queste però sono emendabili agli occhi della legge. «Sono in ritardo per un importante appuntamento di lavoro», «Ho urgenza di andare al bagno», «Devo accompagnare mio figlio a scuola», «Chiudono i negozi», «Sto andando in farmacia», «Ho la febbre»: sono tutte giustificazioni che però non avrebbero valore dinanzi a un giudice. Cerchiamo allora di capire quali sono i presupposti che si trovano alla base del concetto di stato di necessità, in modo da comprendere quando appellarsi ad esso per annullare la multa per eccesso di velocità. Leggi, sullo stesso argomento, anche Multa per divieto di sosta: come contestarla.
Situazione di pericolo

Si deve agire con l’intento di evitare una situazione di pericolo. Si intende tale un danno grave alla persona (e non, evidentemente, ai suoi beni: non si può, per esempio, fare una corsa in auto, violando il codice della strada, per portare il cellulare a riparare perché caduto nell’acqua).

Tale pericolo non deve essere stato determinato dalla condotta colpevole o volontaria di chi agisce.
Urgenza

La situazione di pericolo deve essere imminente. Ciò determina quindi l’urgenza. Il pericolo deve essere attuale, non quindi futuro o già superato. Quindi se il pericolo non è più ovviabile (ad esempio la morte) o se vi sono già altre persone a provvedervi, non si può più parlare di urgenza.

Così, non c’è stato di necessità per chi corre in ospedale a dare l’estremo saluto a un parente che sta morendo o che è già morto. Non rientra nello stato di necessità chi deve correre per assistere alla nascita del proprio figlio se la madre ha già le cure e l’assistenza dei sanitari.

La commissione dell’illecito deve essere l’unico modo per poter evitare il pericolo: pertanto, tutte le volte in cui il pericolo è evitabile in altro modo lecito, oppure è prevedibile (potendo pertanto il soggetto muoversi in anticipo per evitare l’urgenza), non opera lo stato di necessità.
Gravità

Il danno che si cerca di contrastare con la condotta illecita non deve essere lieve, ma di entità rilevante e tale da porre l’automobilista o altra persona in una situazione di pericolo per la vita o per l’integrità fisica. Non è pertanto necessario che vi sia il rischio di morte, ma non è neanche possibile parlare di gravità in caso di una ferita leggera come il taglio a una mano (a meno che non vi sia una forte fuoriuscita di sangue).

Conta la percezione soggettiva della gravità e dell’urgenza, non quella effettiva. Tanto per fare un esempio, una persona che scambia delle semplici fibrillazioni cardiache per un infarto, e in ragione di ciò scappa all’ospedale, rientra nello stato di necessità nonostante la diversa diagnosi dei medici.

Il danno, peraltro, deve essere sempre proporzionato al pericolo generato dal proprio illecito: non si può mettere a repentaglio la vita degli automobilisti per un naso che sanguina. La Cassazione di recente ha detto che non si può parlare di stato di necessità se una persona porta all’ambulatorio del veterinario il cane che sta per morire.
Multa per eccesso di velocità annullata per stato di necessità

Se ricorrono tutti i presupposti appena visti è possibile annullare la multa per eccesso di velocità. Facciamo qualche esempio:

il medico che corre in ospedale per prestare soccorso a un paziente in fin di vita è giustificato per lo stato di necessità a meno che non vi siano già dei suoi colleghi a prendersi cura del malato. Non opera lo stato di necessità inoltre se la patologia non pone in serio pericolo il paziente;
l’automobilista che corre per andare al bagno non è in stato di necessità in quanto l’urgenza è prevedibile. Anche la dissenteria è una condizione che consente di prendere le dovute precauzioni (non guidare, assumere farmaci o fermarsi molto prima che l’urgenza diventi improcrastinabile);
chi viola i limiti di velocità per soccorrere un parente solo a casa in pericolo di vita può essere giustificato solo se non c’è altra persona a dare assistenza al bisognoso;
premere l’acceleratore perché l’allarme di casa è suonato non giustifica lo stato di necessità visto che il pericolo riguarda i beni e non la persona;
avere un ferito in auto consente di evitare la multa solo se si tratta di una lesione o di una patologia tale che la velocità potrebbe evitare un grave pregiudizio.

Multa per eccesso di velocità: la preoccupazione non è giustificata

Il semplice stato di preoccupazione non giustifica l’eccesso di velocità. Una persona che chiama l’ambulanza per soccorrere il figlio in preda a convulsioni e poi proceda a gran velocità in ospedale non è giustificato: ci sono già i sanitari a prendersi cura del malato.

Simile è stato il caso deciso dalla Cassazione. Un conducente, pizzicato dall’autovelox, aveva provato a giustificarsi richiamando «lo stato di salute del figlio minore, portatore di handicap, che viaggiava con lui». A questo proposito, l’uomo spiega che «il ragazzo era in preda a crisi convulsive» e tale circostanza lo aveva obbligato, a suo dire, a ignorare il limite di velocità e a cercare di raggiungere il più velocemente possibile «la propria dimora estiva dove si trovavano i farmaci necessari per fronteggiare la situazione di emergenza» o, in alternativa, «un presidio ospedaliero munito di Pronto Soccorso». Nel corso del giudizio, infatti, era emersa la contraddizione nel racconto fatto dal conducente: egli, «anziché attendere l’arrivo dell’ambulanza che aveva richiesto per trasportare il figlio al nosocomio cittadino», «si era messo alla guida del veicolo, procedendo in direzione opposta».

Peraltro, i Giudici annotano anche che dai referti medici emergeva che «le condizioni di salute del ragazzo erano caratterizzate da forma morbosa di grado lieve».
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note

[1] Cass. sent. n. 30878/18 del 29.11.2018.
Sentenza

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 2, ordinanza 5 giugno– 29 novembre 2018, n. 30878

Presidente Manna – Relatore Scalisi

Fatti di causa e ragioni della decisione

il sig. Ce. Al., con ricorso depositato in data 25/07/2014, proponeva opposizione avverso il verbale di contestazione n. (omissis…) Mod. (omissis…) elevato dalla Polstrada di Catanzaro il 19/07/2014 alle ore (omissis…), carreggiata direzione RC, nel tratto ricadente nel territorio del Comune di Borgia, per violazione dell’art. 142, commi 1 e 9 bis, C.d.S., in quanto alla guida dell’autoveicolo targato (omissis…), intestato a terza persona, circolava alla velocità di 147 km/h, eccedendo così il limite di velocità di 70 km/h consentito sul tratto di strada percorso.

Il ricorrente fondava l’opposizione avverso il su citato verbale sulla sussistenza dello stato di necessità, consistente nel grave stato di salute in cui versava il figlio minore Pa. Gi. che viaggiava con lui. Difatti, in data 19/07/2014 il ragazzino, già portatore di handicap con sofferenze respiratorie, era in preda a crisi convulsive e, proprio tale circostanza, aveva determinato l’illecita condotta di guida, posta in essere al solo fine di raggiungere tempestivamente la propria dimora estiva di Montepaone Lido, dove si trovavano i farmaci necessari per fronteggiare la situazione di emergenza ovvero, comunque, verso Soverato ove è presente un presidio ospedaliero munito del reparto di pronto soccorso, assente, invece, nel Policlinico universitario di Germaneto.

La Prefettura di Catanzaro si costituiva in giudizio, contestando i motivi di opposizione ed il requisito dello stato di necessità.

Il Giudice di Pace di Borgia con sentenza n. 57 del 2014 rigettava l’opposizione e confermava il verbale di contestazione.

Avverso tale sentenza proponeva appello Ce., chiedendo al Giudice del gravame la riforma integrale della sentenza impugnata per quelle stesse ragioni già evidenziate nel corso del giudizio di primo grado.

La Prefettura di Catanzaro si costituiva in giudizio, contestando i motivi di appello e per l’effetto la conferma della sentenza di primo grado.

Il Tribunale di Catanzaro con sentenza n. 23 del 2017 rigettava l’appello e confermava la sentenza impugnata. Secondo il Tribunale di Catanzaro, nel caso in esame, lo stato di necessità cui faceva riferimento il Ce. non era stato provato ma semplicemente affermato. Infatti, come rilevato dal primo giudice il Ce., anziché attendere l’arrivo dell’autombulanza che aveva chiesto per trasportare il figlio al nosocomio cittadino si è messo alla guida del veicolo, procedendo in direzione opposta (soltanto nell’atto di appello viene dedotto che il luogo di destinazione sarebbe stato l’Ospedale di Soverato).

La cassazione di questa sentenza è stata chiesta da Ce. Al. con ricorso affidato ad un motivo. La Prefettura UTG di Catanzaro, in questa fase, non ha svolto alcuna attività giudiziale.

Ce. Al. lamenta:

a) Con l’unico motivo di ricorso la violazione e falsa applicazione degli artt. 54 e 59, quarto comma, cod. pen. dell’art. 3 terzo comma, e 4, primo comma, della legge n. 689 del 1981, dell’art. 1697 cod. civ. dell’art. 115 cod. proc. civ., in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3 cod. proc. civ. Secondo il ricorrente il Tribunale di Catanzaro avrebbe errato nel ritenere non provato lo “stato di necessita” dovuto allo stato di salute del proprio figlio, posto che lo stesso aveva assolto, giusta documentazione, in atti l’onere probatorio ex art. 2697 cod. civ. di dimostrare gli elementi costitutivi dello stato di necessità.

Su proposta del relatore, il quale riteneva che il motivo formulato con il ricorso è infondato, con la conseguente definibilità nelle forme dell’art. 380-bis c.p.c. in relazione all’art. 375, comma 1, n. 1), c.p.c. il Presidente ha fissato l’adunanza della Camera di Consiglio.

Rileva il collegio che il ricorso, deve essere ritenuto infondato, in tal senso, trovando conferma la proposta già formulata dal relatore, ai sensi del citato art. 380-bis c.p.c.

1.a) Il motivo è infondato, essenzialmente, perché l’assunta violazione di legge si basa e presuppone una diversa valutazione e ricostruzione delle risultanze di causa, censurabile – e solo entro certi limiti – sotto il profilo del vizio di motivazione, secondo il paradigma previsto per la formulazione di detto motivo.

Va qui ribadito che in tema di ricorso per cassazione, il vizio di violazione di legge consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione, da parte del provvedimento impugnato, della fattispecie astratta recata da una norma di legge e, quindi, implica, necessariamente, un problema interpretativo della stessa (di qui la funzione di assicurare l’uniforme interpretazione della legge assegnata alla Corte di cassazione dall’art. 65 ord. giud.); viceversa, l’allegazione di un’erronea ricognizione della fattispecie concreta a mezzo delle risultanze di causa è esterna all’esatta interpretazione della norma di legge e impinge nella tipica valutazione del giudice di merito, la cui censura è possibile, in sede di legittimità, sotto l’aspetto del vizio di motivazione; il discrimine tra l’una e l’altra ipotesi – violazione di legge in senso proprio a causa dell’erronea ricognizione dell’astratta fattispecie normativa, ovvero erronea applicazione della legge in ragione della carente o contraddittoria ricostruzione della fattispecie concreta – è segnato, in modo evidente, dal fatto che solo quest’ultima censura, e non anche la prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa (in tal senso essenzialmente cfr. Cass. n. 16698 e 7394 del 2010).

Ora, nel caso in esame, come ha chiarito il Tribunale di Catanzaro “(…), il Giudice di primo grado ha, correttamente, ritenuto non provata l’esistenza, anche solo putativa, di una situazione di assoluta necessità per il Ce. di recarsi presso l’abitazione estiva per prendere dei farmaci indispensabili per l’incolumità del figlio, procedendo alla velocità di 147 Km/h, su strada con velocità massima consentita di 70 Km/h. Nuoce, infatti, al riguardo il comportamento assunto dal Ce. nei frangenti oggetto di causa, tale da apparire contraddittorio rispetto alle deduzioni difensive, laddove risulta- come opportunamente rilevato dal primo giudice- che egli, anziché attendere l’arrivo dell’ambulanza che aveva richiesto per trasportare il figlio al nosocomio cittadino, si è messo alla guida del veicolo procedendo in direzione opposta (peraltro, soltanto nell’atto di appello viene dedotto che il luogo di destinazione sarebbe stato l’Ospedale di Soverato). Risulta, inoltre, dai referti medici prodotti che le condizioni di salute di Ce. Pa. Gi. erano caratterizzate da forma morbosa di grado lieve (…)”.

E’ questa una valutazione di merito e dei dati processuali ed essendo razionalmente condivisibile, non è suscettibile di formare oggetto del giudizio di cassazione deputato a valutare la legittimità in diritto della sentenza impugnata.

In definitiva, il ricorso va rigettato. Non occorre provvedere al regolamento della liquidazione delle spese del presente giudizio, posto che la parte intimata in questa fase non ha svolto alcuna attività giudiziale. Il Collegio dà atto che, ai sensi dell’art. 13 comma 1 quater del D.P.R. 115 del 2002, sussistono i presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13.

PQM

La Corte rigetta il ricorso; dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso, a norma del comma 1 bis dello stesso art. 13.

 

Fonte: https://www.laleggepertutti.it/260946_multa-per-eccesso-di-velocita-annullamento-per-stato-di-necessita

 

Riparazione auto prima della perizia

Riparazione auto prima della perizia

 

Si può far riparare una macchina prima che l’assicurazione faccia la consulenza, magari eseguendo delle fotografie o una perizia di parte?

Hai fatto un incidente stradale. L’auto ne è risultata parzialmente distrutta e ora non puoi circolare. L’hai portata in officina dove te la terranno a titolo di favore. Nel frattempo hai avviato la pratica di risarcimento presso la tua assicurazione. Vorresti tuttavia far riparare subito il mezzo in attesa che la compagnia ti liquidi il risarcimento. Lo puoi fare? Il tuo dubbio è giustamente fondato sul fatto che il consulente dell’assicurazione, che sarà nominato di lì a breve, si troverebbe nell’impossibilità di eseguire la perizia su un veicolo ormai messo a nuovo. Cosa può succedere in un’ipotesi del genere? È possibile la riparazione dell’auto prima della perizia?

Non si tratta di un problema nuovo. La giurisprudenza lo ha già affrontato diverse volte. Ecco allora alcuni chiarimenti sulla base delle più recenti sentenze della giurisprudenza di Cassazione.

Qui di seguito ti spiegheremo non solo se è possibile la riparazione dell’auto prima della perizia, ma anche – nell’ipotesi inversa in cui tu non voglia anticipare i soldi del meccanico – che valore ha il preventivo del carrozziere ai fini dell’indennizzo; inoltre ti diremo se l’importo del risarcimento deve comprendere anche l’Iva che pagherai al carrozziere. Ma procediamo con ordine.

Indice

1 Si può far riparare l’automobile prima della perizia?
2 Si può chiedere il risarcimento all’assicurazione sulla base del preventivo?
3 Risarcimento danni: con o senza Iva

Si può far riparare l’automobile prima della perizia?

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Caduta passeggero dalla moto: risarcimento

Caduta passeggero dalla moto risarcimento

 

Terzo trasportato e caduta motorino o motocicletta: chi paga i danni? A quale assicurazione rivolgersi?

Qualche giorno fa, un amico ti ha dato un passaggio sulla sua moto. Ad un incrocio, però, siete caduti entrambi a terra. La colpa è di un’altra auto che non si è accorta di voi, costringendovi a una frenata brusca. Tra i due, tu sei quello che ha riportato i maggiori danni: hai una gamba fratturata e ora dovrai stare trenta giorni con il gesso. Così ti appresti a presentare la richiesta del risarcimento del danno all’assicurazione del conducente. Ad avviso di quest’ultimo, però, la domanda va rivolta alla compagnia dell’altro veicolo, avendo quest’ultimo causato l’incidente. Egli, infatti, teme che, dalla denuncia di sinistro, possa derivare per lui un aumento del premio pur non avendo alcuna colpa per l’episodio. Qual è la soluzione corretta imposta dalla legge? Come chiedere il risarcimento in caso di caduta del passeggero dalla moto?

La risposta è stata fornita dalla Cassazione in una recente sentenza [1]. Ecco cosa hanno detto i giudici supremi.

Indice

1 Il principio dell’indennizzo diretto
2 Il risarcimento al passeggero (terzo trasportato)
3 Risarcimento danni per caduta del passeggero dalla moto

Il principio dell’indennizzo diretto

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