• Deducibilità degli interessi attivi di mora

    Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 t.u.i.r. per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli Continua
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Non ho visto la paletta della polizia

Non ho visto la paletta della polizia

 

I carabinieri o i vigili hanno tirato fuori la paletta, ma non mi sono fermato all’alt: cosa rischio?

 

Non piace a nessuno ricevere l’alt dei carabinieri e fermarsi, a margine della strada, per i controlli. Nella migliore delle ipotesi, si perdono dai cinque ai dieci minuti. Certo, si tratta di un tempo irrisorio, ma ricordiamo che, per molto meno, si è spesso portati a passare col rosso o a non rispettare la precedenza. Se poi hai dimenticato a casa la patente, non hai fatto la revisione dell’auto o hai l’assicurazione scaduta le cose si potrebbero complicare e, oltre al tempo, perderesti i punti sulla patente e buona parte dello stipendio per pagare la multa. Molto meglio far finta di niente e andare avanti per la propria direzione. Del resto, se è vero che, quando guidi, devi avere gli occhi puntati sul traffico, sui pedoni che attraversano e sulle auto che provengono dalle intersezioni, ben potresti dire: non ho visto la paletta

Ecco, immaginiamo un’ipotesi del genere: se mai non dovessi fermarti all’alt della polizia, cosa rischieresti? Potresti subire un procedimento penale, l’arresto o un inseguimento “all’americana”? Se non ti fermi al posto di blocco, ti sparano come nei film polizieschi? Chi crede che succeda tutto ciò si sbaglia di grosso. La legge italiana è molto più benevola con chi è distratto, anche se dall’altro lato c’è una pattuglia intenta a fare il proprio dovere.

Certo, esiste il reato di «resistenza a pubblico ufficiale» la cui incriminazione è certo molto più grave di una semplice multa per la guida senza patente o con l’assicurazione scaduta: ma il punto è che la giurisprudenza – come avremo modo di vedere a breve – ha interpretato il senso della norma penale in modo restrittivo, escludendo la condanna per una serie di ipotesi come quella di cui stiamo parlando ora.

Ti chiederai allora: cosa rischio se non ho visto la paletta? Se hai questo dubbio non ti resta che leggere le righe qui di sotto. Ti spiegheremo, per filo e per segno, a quali conseguenze vai incontro se fai lo “gnorri”.

Pedone investito dove non doveva attraversare: chi paga?

Pedone investito dove non doveva attraversare chi paga

 

L’automobilista è responsabile di un incidente quando si trova una persona in un punto della strada vietato ai pedoni? Ecco la risposta della Cassazione.

 

Può capitare a chiunque di avere una giornata particolarmente frenetica al punto che, quando si sposta a piedi da una parte all’altra della città, non sempre cerca le strisce pedonali per attraversare la strada. Guarda da una parte, guarda dall’altra e se non vede arrivare una macchina decide di avventurarsi, anche quando il semaforo è rosso. La fretta, però, è una brutta bestia e se non si sta attenti può succedere che da dietro una curva spunti un’auto o una moto e che si venga travolti. In questo caso, cioè quando il pedone è investito dove non doveva attraversare, chi paga il danno?

Già il fatto di passare da un marciapiede all’altro sulle strisce pedonali, ma di corsa, non esime il pedone dalle sue responsabilità, come abbiamo avuto modo di spiegare in questo articolo. Qui, invece, parliamo di chi proprio le strisce nemmeno le cerca, vale a dire di chi attraversa la strada in un punto vietato, come può essere un incrocio pericoloso in una strada extraurbana o un tratto in cui ci sia uno spartitraffico che non consente il passaggio dei pedoni. E sulla responsabilità civile da attribuire in situazioni come questa si è espressa, di recente, la Cassazione: per un pedone investito dove non doveva attraversare, l’automobilista o il motociclista che «l’ha messo sotto» non deve essere ritenuto colpevole dell’incidente.

Pedoni: dove devono circolare?

Per capire quando un pedone investito può avere torto in caso di incidente, bisogna prima vedere dov’è che può circolare secondo la normativa in vigore. Il Codice della strada [2] è piuttosto esplicito: in città, i pedoni devono camminare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e su altri spazi a loro predisposti. Nel caso in cui non ci fossero dei marciapiedi o questi non coprissero l’intero tratto da percorrere perché rovinati o insufficienti, i pedoni dovrebbero camminare sul margine della carreggiata esattamente opposto al senso di marcia, quindi sul lato sinistro, in modo da essere visti il più possibile dagli automobilisti.

Se, invece, si trovano in una zona extraurbana, solitamente priva di marciapiedi o banchine, vale la regola di camminare sul lato sinistro della carreggiata a due sensi di marcia e sul lato destro nelle strade a senso unico e uno dietro all’altro, cioè in «fila indiana» per non intralciare la circolazione e per evitare di causare un incidente.

Pedoni: dove devono attraversare?

Si tende spesso a dare per stabilito che quando si attraversa una strada, il pedone deve avere sempre ragione e l’auto che sopraggiunge è tenuta a fermarsi. Certo, non è che un automobilista deve tirare dritto quando si vede davanti una persona, anche se questa si trova dove non deve, ci mancherebbe altro. Quel che, però, è chiaro è che, come chi si trova al volante, anche il pedone deve rispettare delle regole. In particolare, se vuole attraversare la strada lo deve fare:

  • sulle strisce pedonali, dopo aver controllato, comunque, di non avere una macchina praticamente addosso;
  • gli attraversamenti determinati dai semafori pedonali;
  • i sottopassaggi o i sovrapassaggi dove siano previsti.

Nel caso in cui manchi tutto questo o siano distanti almeno 100 metri dal punto in cui si trova, il pedone deve attraversare la strada andando dritto da un punto all’altro in senso perpendicolare, cioè non in diagonale o a zig-zag. E, comunque, dando sempre la precedenza agli automobilisti.

In altre parole, e leggendo sempre quanto dettato dal Codice della strada, i pedoni non possono:

  • attraversare la strada se non in senso perpendicolare rispetto alla carreggiata;
  • attraversare al di fuori delle strisce o dei semafori;
  • fermarsi o muoversi in modo indeciso sulla carreggiata, se non in caso di bisogno;
  • attraversare la strada davanti ad un mezzo di trasporto pubblico fermo (un autobus o un tram in sosta).

Se non si rispettano queste regole, si è passibili di una multa compresa tra 25 e 99 euro.

Pedone investito per attraversare dove non si può: va risarcito?

Come accennato, la Cassazione ha stabilito che quando un pedone viene investito in un punto in cui non doveva trovarsi e per avere avuto una condotta contraria a quanto stabilito dal Codice della strada, non è possibile chiedere delle responsabilità all’automobilista.

La Suprema Corte si è espressa in questo senso valutando il caso di una donna che era stata investita e uccisa a Roma, mentre attraversava una strada extraurbana in un tratto vietato dalla presenza al centro della carreggiata di uno spartitraffico. L’automobilista, secondo la ricostruzione dei fatti, non aveva avuto modo di schivarla.

Per i giudici, infatti, quando un pedone tiene una condotta imprevedibile ed anormale (come il fatto di attraversare una strada in un tratto vietato), ed il conducente non ha alcuna possibilità oggettiva di vederlo (e, quindi, di evitarlo), l’unica responsabilità del danno è in carico al pedone stesso. Questo perché è lui il fattore causale dell’incidente, avendo creato delle condizioni di pericolo per sé stesso e non dando la precedenza al veicolo, come invece la normativa dice di fare.

L’automobilista è responsabile di un incidente quando si trova una persona in un punto della strada vietato ai pedoni? Ecco la risposta della Cassazione.

 

Può capitare a chiunque di avere una giornata particolarmente frenetica al punto che, quando si sposta a piedi da una parte all’altra della città, non sempre cerca le strisce pedonali per attraversare la strada. Guarda da una parte, guarda dall’altra e se non vede arrivare una macchina decide di avventurarsi, anche quando il semaforo è rosso. La fretta, però, è una brutta bestia e se non si sta attenti può succedere che da dietro una curva spunti un’auto o una moto e che si venga travolti. In questo caso, cioè quando il pedone è investito dove non doveva attraversare, chi paga il danno?

Già il fatto di passare da un marciapiede all’altro sulle strisce pedonali, ma di corsa, non esime il pedone dalle sue responsabilità, come abbiamo avuto modo di spiegare in questo articolo. Qui, invece, parliamo di chi proprio le strisce nemmeno le cerca, vale a dire di chi attraversa la strada in un punto vietato, come può essere un incrocio pericoloso in una strada extraurbana o un tratto in cui ci sia uno spartitraffico che non consente il passaggio dei pedoni. E sulla responsabilità civile da attribuire in situazioni come questa si è espressa, di recente, la Cassazione: per un pedone investito dove non doveva attraversare, l’automobilista o il motociclista che «l’ha messo sotto» non deve essere ritenuto colpevole dell’incidente.

Pedoni: dove devono circolare?

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Incidente da solo: assicurazione paga?

Incidente da solo assicurazione paga

 

Se l’auto sbanda, finisce fuori strada e non urta ad un’altra macchina chi paga i danni?

Siamo abituati a pensare agli incidenti stradali come a scontri o a tamponamenti tra due o più auto. Raramente, immaginiamo che un incidente è anche quello ove si verifica l’impatto tra un’auto e il guardrail, un lampione, un cartello o il muretto di contenimento posto a margine della strada. Ed è anche un incidente quello in cui, pur senza alcun contatto tra due auto, una sbanda a causa della condotta imprudente di un’altra. Cosa succede in ipotesi di questo tipo? In caso di incidente da solo, l’assicurazione paga? Cerchiamo di fare il punto della situazione e di capire quando è possibile sperare di ottenere il risarcimento.

Indice

1 Incidente da solo: cosa si intende?
1.1 Incidente da solo per causa di una buca stradale
1.2 Incidente da solo per colpa di una lastra di ghiaccio
1.3 Incidente da solo per colpa di un cane randagio
1.4 Incidente per colpa di animali selvatici
1.5 Incidente per colpa di una macchia d’olio
2 Incidente senza urto tra due auto

Incidente da solo: cosa si intende?

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Riparazione auto prima della perizia

Riparazione auto prima della perizia

 

Si può far riparare una macchina prima che l’assicurazione faccia la consulenza, magari eseguendo delle fotografie o una perizia di parte?

Hai fatto un incidente stradale. L’auto ne è risultata parzialmente distrutta e ora non puoi circolare. L’hai portata in officina dove te la terranno a titolo di favore. Nel frattempo hai avviato la pratica di risarcimento presso la tua assicurazione. Vorresti tuttavia far riparare subito il mezzo in attesa che la compagnia ti liquidi il risarcimento. Lo puoi fare? Il tuo dubbio è giustamente fondato sul fatto che il consulente dell’assicurazione, che sarà nominato di lì a breve, si troverebbe nell’impossibilità di eseguire la perizia su un veicolo ormai messo a nuovo. Cosa può succedere in un’ipotesi del genere? È possibile la riparazione dell’auto prima della perizia?

Non si tratta di un problema nuovo. La giurisprudenza lo ha già affrontato diverse volte. Ecco allora alcuni chiarimenti sulla base delle più recenti sentenze della giurisprudenza di Cassazione.

Qui di seguito ti spiegheremo non solo se è possibile la riparazione dell’auto prima della perizia, ma anche – nell’ipotesi inversa in cui tu non voglia anticipare i soldi del meccanico – che valore ha il preventivo del carrozziere ai fini dell’indennizzo; inoltre ti diremo se l’importo del risarcimento deve comprendere anche l’Iva che pagherai al carrozziere. Ma procediamo con ordine.

Indice

1 Si può far riparare l’automobile prima della perizia?
2 Si può chiedere il risarcimento all’assicurazione sulla base del preventivo?
3 Risarcimento danni: con o senza Iva

Si può far riparare l’automobile prima della perizia?

La Cassazione ha di recente detto che, una volta eseguita la riparazione [1], il danneggiato non può più dimostrare il danno. Non basterebbe una perizia di parte che non ha alcun valore legale; il consulente di parte infatti si limita a corroborare la tesi del proprio cliente – che per questo lo paga – arricchendola di dati tecnici.

Non basterebbero neanche eventuali fotografie che, in quanto considerate mere “riproduzioni meccaniche”, possono essere facilmente contestate dall’avversario, non avendo alcun margine di certezza in merito sia alla data della loro creazione che all’entità dei danni subiti dal veicolo.

Questo significa che, se l’assicurazione non dovesse risarcirti, non avresti più modo di provare il danno in una eventuale causa in tribunale. L’eventuale consulente tecnico d’ufficio, nominato dal giudice, non può eseguire la propria perizia in un contesto ormai completamente alterato se il danneggiato ha già eseguito le riparazioni sull’auto incidentata.

Anche se molti assicuratori consigliano ai propri clienti di scattare qualche foto prima di avviare la riparazione, per non avere brutte sorprese quando si andrà a chiedere il risarcimento è molto più prudente attendere l’arrivo del perito della compagnia.
Si può chiedere il risarcimento all’assicurazione sulla base del preventivo?

Dall’altro lato la stessa Cassazione [2] ha detto che chi chiede il risarcimento a seguito di un incidente stradale e, a dimostrazione della spesa da sostenere, presenta solo un preventivo del carrozziere può vedersi rifiutare ogni tutela. Questo perché il solo preventivo non è una dimostrazione di spesa effettiva. Secondo la giurisprudenza maggioritaria, il preventivo non è idoneo a fondare una richiesta danni per via della diffusa pratica di preventivi privi di oggettività nella stima dei danni subiti dai veicoli, a volte gonfiati appositamente su richiesta del danneggiato che mira così ad ottenere un indennizzo superiore.

E non è tutto. La suprema Corte aggiunge un altro passaggio importante [3]: la fattura deve anche essere quietanzata o quantomeno il danneggiato deve dimostrare di aver già pagato (ad esempio con la copia di un assegno o con un estratto conto da cui si evince il bonifico). Questo perché la fattura ha mero valore fiscale ma non è prova di avvenuto pagamento, fatto, quest’ultimo, che solo può giustificare la richiesta di risarcimento. Leggi sul punto Risarcimento danni: basta la fattura del carrozziere?
Risarcimento danni: con o senza Iva

Finiamo almeno con una buona notizia. La Cassazione [4] ha riconosciuto al danneggiato il diritto alla restituzione dell’Iva versata all’officina in conseguenza della fattura per la riparazione. L’assicurazione deve quindi versare la somma spesa per intero, al lordo delle imposte. Questo perché il privato non recupera l’Iva come invece un professionista o un’azienda. Egli al contrario la sopporta e non la può scaricare su nessun altro. E poiché il risarcimento deve tenere indenne il danneggiato da tutte le conseguenze del fatto illecito, è necessario che sia restituita anche l’Iva versata al meccanico. Di tanto abbiamo già parlato in Risarcimento danni: con o senza Iva?

 

Fonte: https://www.laleggepertutti.it/305959_riparazione-auto-prima-della-perizia

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