• Deducibilità degli interessi attivi di mora

    Nessuna norma autorizza una deroga, per gli interessi attivi di mora, ai criteri d’imputazione per competenza fissati dall’art. 75 t.u.i.r. per tutti i componenti positivi e negativi del reddito d’impresa. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell’Agenzia delle Entrate che aveva recuperato a tassazione interessi attivi di mora ritenendoli Continua
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Cosa succede se la controparte non firma il cid?

Cosa succede se la controparte non firma il cid

 

Che valore ha la constatazione amichevole firmata da una sola parte? Entro quanto tempo l’assicurazione liquida il risarcimento? Il cid vincola le parti?

Purtroppo gli incidenti d’auto sono all’ordine del giorno: gli italiani sono popolo di automobilisti ed è quasi inevitabile che, a causa della fretta, del traffico e della distrazione, si collida contro un’altra vettura. In questi casi, è facile perdere la pazienza e andare in collera, soprattutto se si ha ragione e qualcuno ci è venuto addosso! Ad ogni modo, sia che si abbia ragione, sia che si abbia torto, bisogna comportarsi civilmente, così da evitare ulteriori, spiacevoli conseguenze. In particolare, appurato che nessuno abbia riportato ferite, è bene scambiarsi i dati dei veicoli coinvolti in modo tale da compilare correttamente la constatazione amichevole. Ma cosa succede se la controparte non firma il cid? Come comportarsi nel caso in cui l’altro conducente non ne voglia sapere di apporre la firma sul modulo?

Ebbene, devi sapere che il cid è un documento importante, ma non fondamentale; in altre parole, la pratica del sinistro potrà essere portata avanti e conclusa anche se la constatazione amichevole non è sottoscritta da entrambe le parti. Anzi: il cid potrebbe anche mancare del tutto, ma ciò non impedirà alle imprese assicuratrici delle vetture coinvolte di espletare il proprio lavoro. Se quello che ho detto sinora ti interessa e pensi che possa tornarti utile, allora prosegui nella lettura di questo articolo: vedremo insieme cosa succede se la controparte non firma il cid.

Indice

1 Cid: cos’è?
2 A cosa serve il cid?
3 Che valore ha la constatazione amichevole?
4 A cosa serve il cid firmato da tutte le parti?
5 Che valore ha il cid firmato da una sola parte?
6 Fino a quando si può compilare il cid?
7 Cosa succede se il cid viene esibito direttamente in giudizio?
8 Cosa succede se il cid non viene firmato da nessuno?
9 La constatazione amichevole conviene sempre?

Cid: cos’è?

Cominciamo subito col vedere cos’è il cid. Immagino che tu già sappia che il cid (acronimo che sta per convenzione indennizzo diretto) è il famoso modulo di constatazione amichevole. Questo documento, composto di più fogli caratterizzati dai colori giallo e blu, può essere richiesto alla propria agenzia, che è tenuto a fornirlo gratuitamente. Esistono, poi, le versioni scaricabili direttamente da internet. Il modello contiene tutti i dati necessari ad individuare i veicoli coinvolti, le compagnie assicurative e la dinamica del sinistro.
A cosa serve il cid?

Il modulo di constatazione amichevole non serve solo a “riepilogare” i dati dei soggetti coinvolti nel sinistro: esso, infatti, ha l’importante funzione di accelerare i tempi entro cui si concluderà la procedura risarcitoria. Ma non solo: se firmato da tutte le persone coinvolte nel sinistro, il cid farà piena fede e le compagnie assicurative risarciranno i danni così come da esso risultante, salvo che non dimostrino una dinamica diversa.

Il punto è che, per forza di cose, nessuno può essere costretto a firmare: chi non è d’accordo con la dinamica prospettata dalla controparte si guarderà bene dall’apporre la propria firma. In questo caso, il modello, pur non potendo essere utilizzato contro il soggetto che non l’ha segnato, sarà comunque utile per la ricostruzione dell’accaduto.
Che valore ha la constatazione amichevole?

Abbiamo sinora detto che il modulo di constatazione amichevole è importantissimo per “fotografare” la dinamica del sinistro: in esso, infatti, riporteremo i modelli dei veicoli coinvolti, le targhe, le polizze assicurative, i percorsi che stavano compiendo i conducenti alla guida delle loro auto. Insomma: il cid è strutturato in maniera tale da fornire un quadro completo ed esaustivo della vicenda.

Devi sapere, però, che, contrariamente a quanto si possa pensare, la constatazione amichevole, anche se firmata da tutte le parti coinvolte, non vincola l’assicurazione (né tantomeno il giudice, in un eventuale e futuro contenzioso) a credere che ciò che vi si attesta sia assolutamente vero: le parti, infatti, avrebbero anche potuto mettersi d’accordo per tentare una frode ai danni dell’impresa assicuratrice.

Alla luce di ciò, possiamo quindi dire che il cid fa fede fino a prova contraria, cioè fino a che non si riesca a dimostrare il contrario. Ad esempio, le assicurazioni si affidano ai sistemi gps installati nelle auto per verificare la correttezza della dinamica descritta nel modulo di constatazione amichevole.

Pertanto, sappi che il cid, anche se firmato da tutti i soggetti coinvolti nel sinistro, può essere smentito.
A cosa serve il cid firmato da tutte le parti?

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Alcol alla guida, niente sanzioni penali anche con tasso doppio del limite

Alcol alla guida niente sanzioni penali anche con tasso doppio del limite

 

Non importa se si guida con un tasso alcolemico doppio rispetto a quello massimo consentito: anche in questo caso si può evitare la condanna penale e “cavarsela” con la sospensione della patente e la decurtazione dei punti. A patto che si vada piano e non si mostrino particolari problemi nella guida. Parola della Cassazione, che con la sentenza 12863/2019 depositata oggi dalla Quarta sezione penale ha aggiunto un tassello al mosaico dell’applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto alla guida in stato di ebbrezza.

 

cassazione 8 marzo 2019

Guida in stato di ebbrezza grave, legittimo punirla meno del rifiuto dell’alcoltest

La sentenza richiama i princìpi già fissati dalle Sezioni unite sulla tenuità per decidere sul caso di un anziano automobilista sardo colto mentre guidava con a bordo un passeggero e un tasso alcolemico di 1,03 grammi/litro (il limite è 0,5 e, quando si supera la soglia di 0,8, le sanzioni diventano da amministrative a penali).

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Riparazione del danno: non si applica ai reati di fuga e omissione di soccorso

Riparazione del danno non si applica ai reati di fuga e omissione di soccorso

 

Non è applicabile la circostanza attenuante dell'integrale riparazione del danno nei reati di fuga ed omissione di soccorso, in quanto reati di pericolo.

E' quanto ha affermato la Quarta Sezione Penale della Corte di Cassazione, con la sentenza 1° febbraio 2019, n. 5050.

A favore del riconoscimento dell'attenuante, la Suprema Corte ha affermato che in tema di circolazione stradale, il reato di mancata prestazione dell'assistenza occorrente in caso di incidente, di cui all'art. 189, comma 7, cod. strad., implica una condotta ulteriore e diversa rispetto a quella del reato di fuga, previsto dal comma sesto del medesimo art. 189, non essendo sufficiente la consapevolezza che dall'incidente possano essere derivate conseguenze per le persone, occorrendo invece che un tale pericolo appaia essersi concretizzato, almeno sotto il profilo del dolo eventuale, in effettive lesioni dell'integrità fisica (Cass. pen., Sez. IV, 15 marzo 2016, n. 23177).

In altre parole, potrebbe ritenersi ipoteticamente configurabile l'attenuante del risarcimento del danno ex art. 62, n. 6 c.p., nel caso in cui si sia in presenza, in concreto, di feriti ai quali, proprio per effetto del mancato o intempestivo soccorso, sia derivato un danno, sempre che tale danno risulti dimostrato.

Tale impostazione non è accolta dagli ermellini nella sentenza in commento: secondo un recente intervento giurisprudenziale, la circostanza attenuante dell'integrale riparazione del danno non sarebbe applicabile al reato di guida in stato di ebbrezza in caso di avvenuto risarcimento delle lesioni che ne sono conseguite, in quanto la causazione di lesioni a terzi, pur essendo una possibile conseguenza della condotta di guida in stato di alterazione, non costituisce effetto normale di tale reato secondo il criterio della c.d. regolarità causale (Cass. pen., Sez. IV, 27 aprile 2018, n. 31634).
I reati in materia di circolazione stradale

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Area pedonale aperta ai ciclisti: Comune non risponde dell’investimento del pedone

Area pedonale aperta ai ciclisti Comune non risponde dellinvestimento del pedone

 

L’area pedonale, all’interno della quale si sia verificato lo scontro tra un pedone ed un ciclista, non riveste un ruolo causale nella dinamica dell’incidente; essa, infatti, costituisce semplicemente il luogo del sinistro, mentre la serie causale, che ha cagionato l'evento, deriva dal comportamento dei soggetti coinvolti nello scontro e si esaurisce in esso. Il Comune, pertanto, non risponde ex art. 2051 c.c., tuttavia residua una forma eventuale di responsabilità ex art. 2043 c.c., qualora il danneggiato dimostri la sussistenza di una colpevole inerzia dell'amministrazione per non aver preso alcuna iniziativa diretta a regolare e controllare il comportamento degli utenti, malgrado le segnalazioni sul pericoloso utilizzo dell'area.

Così ha deciso la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 13 febbraio 2019 n. 4160

Sommario
La vicenda
Il nesso causale e l’evento
1) Irrilevanza del comportamento del responsabile – custode
2) Inserimento della cosa custodita nella sequenza causale
L’inerzia della cosa
La responsabilità aquiliana e la responsabilità del custode
Responsabilità dell’ente gestore
Conclusioni
La vicenda

Un pedone veniva travolto da un ciclista – rimasto ignoto – in un’isola pedonale e riportava gravi danni alla persona. Agiva contro il Comune ex art. 2051 c.c. al fine di ottenere la condanna al risarcimento del danno. Secondo la sua ricostruzione, infatti, l’ente non aveva provveduto a controllare la zona e ad apporre transenne per evitare l’accesso ai velocipedi. In primo ed in secondo grado, la richiesta attorea veniva rigettata. Si giunge così in Cassazione.

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